
VITERBO – “Amore e rabbia per questa città mi hanno portato, ci hanno portato, qui. Questa è la Viterbo libera, la Viterbo che sceglie. Dimostriamo a questa città che cosa possiamo fare per lei. Domenica 12 giugno non ce ne sarà per nessuno”. Così Chiara Frontini dal palco di piazza del Comune.
Più di mille persone ad ascoltare la chiusura di campagna elettorale della leader di Viterbo2020. La prova della piazza viene centrata. Cinquanta minuti di discorso.
“Guardatevi intorno, guardate Viterbo. Guardate i marciapiedi, guardate le strade, guardate i parchi. Guardate il viale che porta a Porta Romana dove hanno abbattuto i pini e gli alberi che avevano sostituito sono già secchi. Guardate le rose che avevano piantato in che condizioni sono. Guardate la palestra di Santa Barbara, la scuola di Santa Barbara, guardatevi intorno e raccontatemi se quel modello, che è quello che ha retto la città fino a oggi, è un modello degno ancora di fiducia. Quel modello che interpreta la politica come occupazione degli spazi e non come facilitazione dei processi – così Frontini -. Che ammesso che abbia mai fatto, anche solo una volta, il bene di un singolo, il bene di un’azienda, il bene di un’associazione, il bene di una famiglia ricordiamoci che nessuna azienda, nessuna associazione, nessuna famiglia può prosperare in una città che muore, in una città in rovina. Che nessuna azienda può incrementare a lungo termine le proprie vendite, che nessuna famiglia può garantire il diritto al lavoro e al benessere dei propri figli in una città che non cresce e la città cresce e l’economia riparte non se viene data soddisfazione al singolo ma se riparte l’intera città e quel modello di governo fino a oggi non l’ha consentito e per questo va cambiato. Il loro come è un modello di amministrazione della città che è privo di qualsiasi partecipazione, che cerca solo di autoalimentarsi e che vuole fare diventare la devianza normalità, il degrado normalità. Il nostro come è un come di libertà. Oggi Viterbo chiede a tutti noi coraggio”.
“Ho una richiesta per tutti i cittadini stanchi, demotivati, illusi, traditi. Per tutti quelli che hanno dato fiducia a qualcuno che poi se l’è data a gambe – continua la candidata a sindaco -. Chiedo a tutti voi di recarvi alle urne domenica perché se non voti non conti e a ognuno dei cittadini che questa sera è sceso in piazza chiedo di incontrare altri cinque e a ognuno di quelli che non vuole andare a votare parlate e riaccendete la fiammella della speranza in una Viterbo diversa. Abbiamo 48 ore circa per portare a termine questo compito, per convincere gli ultimi indecisi che non è vero che siamo tutti uguali. Vi chiederò il voto perché in quella cabina con la matita abbiate il coraggio di sentirvi cittadini e non sudditi. Abbiate l’onestà di riconoscere che non è vero che siamo tutti uguali e dateci l’opportunità di rendere migliore questa città. Possiamo essere la dimostrazione che con la forza, la volontà, la passione, il sacrificio, il sudore potete tornare a essere orgogliosi di essere amministrati da qualcuno in questa città e vogliamo essere il motore di quell’orgoglio.
Non è mancato l’affondo su altri candidati “politici di professione che pensano di conquistare il consenso in questa città o qualche posizione di potere sventolandovi davanti agli occhi risorse finanziarie per un non meglio specificato territorio e facendo passare l’idea che per fare arrivare i soldi da Roma ci vuole la filiera istituzionale. Per chi dice che per fare arrivare i soldi da Roma ci vuole l’amico nei palazzi che contano. Non accettabile, non è dignitoso, non è libertà. Se passa questo messaggio passa la mentalità di chi crede che i soldi pubblici non siano di tutti. Non vogliamo dire basta con questo modello di governo.
Guardatevi intorno, guardate Viterbo. Guardate i marciapiedi, guardate le strade, guardate i parchi. Guardate il viale che porta a Porta Romana dove hanno abbattuto i pini e gli alberi che avevano sostituito sono già secchi. Guardate le rose che avevano piantato in che condizioni sono. Guardate la palestra di Santa Barbara, la scuola di Santa Barbara, guardatevi intorno e raccontatemi se quel modello, che è quello che ha retto la città fino a oggi, è un modello degno ancora di fiducia. Quel modello che interpreta la politica come occupazione degli spazi e non come facilitazione dei processi. Che ammesso che abbia mai fatto, anche solo una volta, il bene di un singolo, il bene di un’azienda, il bene di un’associazione, il bene di una famiglia ricordiamoci che nessuna azienda, nessuna associazione, nessuna famiglia può prosperare in una città che muore, in una città in rovina. Che nessuna azienda può incrementare a lungo termine le proprie vendite, che nessuna famiglia può garantire il diritto al lavoro e al benessere dei propri figli in una città che non cresce e la città cresce e l’economia riparte non se viene data soddisfazione al singolo ma se riparte l’intera città e quel modello di governo fino a oggi non l’ha consentito e per questo va cambiato. Il loro come è un modello di amministrazione della città che è privo di qualsiasi partecipazione, che cerca solo di autoalimentarsi e che vuole fare diventare la devianza normalità, il degrado normalità. Il nostro come è un come di libertà. Oggi Viterbo chiede a tutti noi coraggio”.


















