Chiamatela la corsa della bellezza, la Tuscia sorride alle 1000 Miglia
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VITERBO - Un'edizione bella, pensata per lanciare un messaggio di speranza e rinascita all'Italia. Così anche il giro viterbese è stato stravolto. Con il passaggio sul Corso al contrario e la cena a Palazzo Papale. Roba mai vista. 

VITERBO – Un sorriso grande, di quelli che ti dice che quella che hai davanti agli occhi è una cosa giusta. Una corsa che ha regalato brividi ed emozioni, molte anche con epiloghi funesti purtroppo, oggi diventata un collante per mezza Italia. Un’esplosione di linee figlie del genio dell’uomo, nate dalla sua passione per il rombo e il motore. Una roba tutta del Novecento, che ogni anno torna a scorrere e pulsare con le 1000 Miglia. 

Gioia degli appassionati, delle famiglie, dei più piccoli e di tanti studenti che in era pre Covid le hanno “usate” come scusa per fare “sega” a scuola. Questo giovedì 17 giugno la 39esima edizione delle Mille Miglia è passata per il capoluogo della Tuscia. Ma anche per Marta e Ronciglione, mentre venerdì 18 sarà a Civita Castellana. 

Un’edizione bella, pensata per lanciare un messaggio di speranza e rinascita all’Italia. Così anche il giro viterbese è stato stravolto. Con il passaggio sul Corso al contrario e la cena a Palazzo Papale. Roba mai vista. 

L’arrivo delle auto storiche a Viterbo, dopo avere regalato emozioni da perdersi nel tratto del lago di Bolsena, c’è stato intorno alle 19.30. Sono state anticipate dal classico tributo Ferrari alle Mille Miglia. 375 le auto storiche più le Ferrari, un totale di circa 500 mezzi. 

Il marchio automobilistico più presente Alfa Romeo con 50 auto partecipanti. Subito dopo Fiat con 40 e Lancia con 31. Per lʼItalia 292 piloti, 146 dai Paesi Bassi e 80 dalla Germania. La sosta e la cena a Palazzo Papale la grande novità che ha permesso alla città di Viterbo di vivere questa festa in un clima diverso.

A piazza del Sacrario è stato allestito per l’occasione un Villaggio 1000 Miglia, che ha contribuito a dare un segnale di ripresa per il territorio. 

 

 

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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