“Chi va su, lì sulle poltrone, non sarà mai una persona con le persone”. Il ricordo di Pannella firmato da Zadro
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Marco Pannella potrebbe essere definito uno dei pochi padri della patria moderna. Alberto Zadro, noto fotoreporter viterbese ha avuto ha avuto in sorte di conoscerlo bene. Anche di lavorarci, gomito a gomito. Gli abbiamo chiesto di scrivere un ricordo di Pannella, per i lettori de La Fune.

Marco Pannella potrebbe essere definito uno dei pochi padri della patria moderna. Alberto Zadro, noto fotoreporter viterbese ha avuto ha avuto in sorte di conoscerlo bene. Anche di lavorarci, gomito a gomito. Gli abbiamo chiesto di scrivere un ricordo di Pannella, per i lettori de La Fune.

Fu con Mellini e Spadaccia che le grandi sfide ebbero un sorriso in quel di Largo Argentina, quando si interrompevano le notti con le Gauloises e i ciclostili.

Marco però era di più, era un “coccio catartico” di “blasfemiapolitica” dove il non senso si erigeva a religioso documento di estrema socialità. Che altro, se non le sue verbali denunce al lato della sfiatata politica italiana che non aveva mai un senso sociale. Denunce per cercare di dare un senso sempre più spesso alla parola diritti.

Per Marco Pannella era: “Chi va su, lì sulle poltrone, non sarà mai una persona con le persone”. Adesso sono guai seri, adesso che non si accenderanno più le sue Gauloises. Lì in Largo Argentina abbiamo lasciato il fumo delle sigarette francesi, il coraggio e troppo alto. Con la battaglia del referendum sul divorzio riuscimmo a dare al Paese la rivincita del buon senso.

Ricordo il congresso di Montecatini. Sarò pure un radicale di una volta oppure sono un radicale da sempre ma credo che non ci sarà un altro Marco Pannella.

Adesso sono troppi gli inutili “coccodrilli”. La verità è che l’Italia non ha potuto mai amarlo davvero. E’ stato amato con ipocrisia, percepito come un fulmine che ti colpisce e non fa una piega. Marco era la gente comune, un operaio della parola. Adesso non vengono le parole, lo ricordo in Sardegna nella lontana guerra per la salvaguardia della Maddalena (anni 70).
Pannella non faceva sconti all’ipocrisia. L’ultima volta che l’ho visto eravamo a Roma. Prima volle fare la passeggiata sotto il carcere, con altri che ascoltavano il suo dialogo aperto come un menestrello “benpulito” da ogni smargiassata “del sistema”.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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