
VITERBO – Su San Pellegrino in Fiore 2024 è trapelato quasi niente. A giorni arriverà la conferenza stampa con cui il Comune andrà a raccontare l’iniziativa. In città c’è un certo fermento e attesa per vedere cosa hanno immaginato Raffaele Ascenzi e il suo gruppo di professionisti.
Difficilmente vedremo vasi di rose o fiori vari, messi più o meno a occhio e a fare massa. Sarà un’edizione diversa, che confidiamo possa imprimere una svolta. L’edizione 2024 sarà figlia di una progettazione professionale, di uno studio su come valorizzare con la natura le architetture viterbesi. L’effetto sarà molto diverso, più ricercato e qualificato. Un lavoro sicuramente di livello, che punta a portare Viterbo fuori dal provincialismo.
Siamo chiari, merito a Malè e Fontana che hanno avuto l’idea e l’hanno portata avanti per decenni. Il più delle volte anche con pochi mezzi economici. Questa volta Palazzo dei Priori ha fatto un passo in avanti e ha voluto investire qualcosa, circa 130mila euro, per dare alla città un evento di qualità.
C’è curiosità nel vedere come i vincitori del bando d’idee si sono immaginati il tutto. Sarà però superata la dimensione del “mercato” di fiori, che a quanto trapelato sarà confinato a un piccolo tratto (sembrerebbe via San Lorenzo). Poi bollono in pentola delle novità dal punto di vista degli eventi ma su cui le bocche restano cucite.
Una volta, in passato, il Comune aveva tentato di intraprendere una strada nuova rispetto a quello a cui i viterbesi erano abituati. Fu nell’epoca della Regione guidata da Renata Polverini, che volle investire sulla manifestazione viterbese. Quell’anno il tutto venne realizzato come Viterbo in Fiore e non mancarono le critiche. Probabilmente perché i tempi del salto non erano maturi. Le installazioni erano state realizzate, in alcuni punti della città, con frutta e verdura. Con il risultato che alcuni incivili pensarono bene di rubare zucchine e melanzane per riempirsi il frigo e sradicare piantine di ortaggi per i propri orti domestici.
La speranza è che a distanza di una ventina d’anni qualcosa sia cambiato e che Viterbo sia pronta per un salto in una dimensione più qualificata e qualificante di un evento storico.

















