
IL PUNTO DI VISTA – Il “rilancio del centro storico” non è un problema solo di Viterbo. Lo è per decine di città. Quindi è problema epocale, che non si risolve con i panni caldi. Ha ragione l’amico Della Rocca: ormai siamo nell’era dei centri commerciali ben serviti di tutto (parcheggio compreso, spesso coperto e a dieci metri dal negozio,); e dell’e-commerce (trovi tutto, scontato e te lo portano a casa; con un tuo avatar elaborato dall’A.I. ti provi pure la giacca on line…).
Quindi che fare del centro storico? Per esempio, un luogo pittoresco. Artisticamente (sotto ogni aspetto: architettonico, ma anche artigianale) rilevante. Un luogo dove poter assaggiare o mangiare, perfino passeggiando; dove sedere e rilassarsi con un buon libro (anche in formato ebook); dove, soprattutto – ma non solo – nella stagione favorevole, godere di un gioco floreale di colori, di un appuntamento musicale, di una conferenza in piazza.
Un centro storico un po’ giardino pubblico, un po’ teatro, un po’ ristorante, un po’ pizzeria, gelateria, caffetteria; perché ha una coreografia antica, sempre più speciale e distante dalla realtà quotidiana. E se qualche coraggioso vi vuole vendere ancora abiti, scarpe o giocattoli, che ben venga. Abitarlo? Certo conviene poco: spazi stretti, scomodi, poco ecosostenibili, parcheggi lontani. A parte i fortunati che vivono in costruzioni stimolanti e comode, cosa di pochi però; mille abitanti al massimo. Ma se sei un turista, dormire tra antiche mura, perché no: anche questo è pittoresco.
Dormi, fai colazione, esci e ti immergi nel medioevo, come a S. Pellegrino; o nel Rinascimento, come a Via Annio; o nell’Ottocento, come a Corso Italia. Ma poi, perché non cominciare anche da altro?
Una pizzeria storica e ben avviata di Corso Italia scappa perché non può prendere in affitto i locali adiacenti, troppo costosi. E quanti altri casi di affitti definiti da taluni pari a quelli del centro di Firenze ci sono lungo le vie più importanti del centro? Quanti, tra quella ventina di negozi chiusi, bui, polverosi, abbandonati lungo Corso Italia prevedono affitti troppo costosi per l’attuale situazione economica delle città e del commercio? E allora, perché non pensare a una tassazione suppletiva per chi lascia inutilizzato uno spazio commerciale, almeno nei casi delle maggiori vie del centro? Non so se sia possibile, ma qualche disincentivo da un lato, e un incentivo dall’altro, in Comune potrebbero inventarselo…
Ha ragione Nunzi? Ha ragione Micci? Ha ragione Della Rocca? Forse la ragione sta nel prendere atto dei tempi, dei comportamenti collettivi, delle tendenze in atto, degli specifici contesti, delle richieste del mercato. Forse la ragione sta nel tener conto di quel che sentenziano a riguardo le scienze sociali, economiche e urbanistiche. Forse la ragione sta nell’affidarsi ad analisi tecnico-scientifiche, piuttosto che alle ideologie, all’ ispirazione e alla creatività soggettiva – sempre opinabile – e alle prese di posizione in vista delle prossime elezioni.


















