"Che Civita possa sprofondare e tu finire in manette", lettera anonima di minacce e anatemi al sindaco Profiliì
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BAGNOREGIO - Un tentativo d'intimidazione al vertice di quello che è diventato un luogo d'interesse nazionale e internazionale e si è ritagliato un ruolo di traino, per visione e risultati, dell'intera Tuscia. 

BAGNOREGIO – Una lettera anonima sulla scrivania e all’interno un messaggio sconcertante: “Che Civita sprofondi cento metri sotto terra e che scattino le manette per il primo cittadino”. Questo il succo di una delirante missiva indirizzata al sindaco di Bagnoregio Luca Profili. 

Un tentativo d’intimidazione al vertice di quello che è diventato un luogo d’interesse nazionale e internazionale e si è ritagliato un ruolo di traino, per visione e risultati, dell’intera Tuscia. 

“Quando ho scelto di intraprendere questa via sapevo che avrei dovuto accettare anche la critica – così Profili -. Sapevo che avrei dovuto mandare giù anche cose più dure ma voglio ricordare che dietro a una persona che ha un ruolo politico c’è una famiglia, ci sono persone e mi dispiace soprattutto per chi ho vicino che, a volte, soffre più di me quando accadono cose simili.

Per me la politica è servizio e la mia forza è la libertà con cui affronto il lavoro che i bagnoresi, a distanza di cinque anni, mi hanno affidato ancora. Con un consenso ampio. Evidentemente il lavoro che stiamo portando avanti, e che sono convinto darà sempre più frutti positivi e ricchezza distribuita, fa saltare i nervi a qualcuno. Qualcuno che sogna la distruzione del nostro territorio e lo vorrebbe povero e abbandonato a se stesso. Senza speranze e senza una strada verso il futuro. Noi siamo qua per impedire a certe mentalità di avanzare e, con il sorriso, amministreremo sempre al meglio Bagnoregio”.

Il primo cittadino si è recato con la lettera anonima ricevuta alla stazione locale dei carabinieri. L’augurio de La Fune è che l’autore o gli autori dello scritto vengano individuati e l’intera redazione de La Fune esprime solidarietà al sindaco Profili. 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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