

VITERBO – C’è un modo infallibile per capire come sta la provincia di Viterbo: guardare non ai grandi proclami politici, ma ai piazzali delle concessionarie. Lì, dove le lamiere nuove diventano lo specchio di un’economia reale, quella fatta di famiglie che decidono di investire e di lavoratori che si muovono ogni giorno su strade che – diciamocelo – non sempre aiutano.
Negli ultimi cinque anni, il parco auto della Tuscia ha raccontato una storia fatta di balzi in avanti, brusche frenate e un’attesa, quella della transizione ecologica, che qui da noi somiglia più a una lenta navigazione in acque agitate che a una corsa spedita.
I dati delle nuove immatricolazioni nella provincia di Viterbo offrono una fotografia chiara di questo quinquennio vissuto pericolosamente, tra le macerie della pandemia e le incertezze del mercato globale. Ecco come si è mosso il nostro parco auto dal 2021 al 2025.
Cosa dicono i numeri puri
Nel 2021 si sono registrate 5840 nuove immatricolazioni in tutto il Viterbese. Di queste 817 (14%) di auto ibride e appena 88 (1,5%) di elettrico puro. Nel 2022 abbiamo 5610 immatricolazioni: 1.178 (21%) di ibrido e 140 (2,5%) di elettrico. Nel 2023 le immatricolazioni sono state 6.120: 1.713 (28%) ibrido e 214 (3,5%) elettrico. Nel 2024 contiamo 6.450 immatricolazioni: 2.257 (35%) di ibrido e 322 (5%) di elettrico puro. Infine il 2025 con 6.380 immatricolazioni nuove: 2.424 (38%) ibrido e 382 (6%) di elettrico.
Una provincia tra due mondi
I numeri ci raccontano di una Tuscia che ha imparato a cambiare pelle, ma con estrema cautela. Il vero motore del cambiamento non è stata la spina dell’elettrico puro, ma l’ibrido leggero. È questa la tecnologia che ha “salvato” le vendite: il viterbese medio, che deve fare i conti con i nostri percorsi extraurbani, le pendenze dell’alta Tuscia e il caos del pendolarismo, ha trovato nell’ibrido il compromesso perfetto. Meno consumi, senza l’ansia della ricarica che, per chi vive in un borgo isolato, resta ancora un tabù infrastrutturale.
Il 6% di elettriche pure registrato nel 2025 è un dato emblematico: è il segno di un progresso reale, ma ancora frenato da una geografia che non perdona e da una rete di ricarica pubblica che procede a piccoli passi, troppo spesso ignorando le periferie.
La prudenza come bussola
Guardando il trend, è chiaro che non siamo davanti a una rivoluzione radicale, ma a una transizione pragmatica. Il viterbese non rinuncia alla mobilità privata, anzi, ne fa un totem, ma sceglie la via della prudenza. Il declino del diesel classico è inarrestabile, ma viene assorbito da motorizzazioni che mantengono la coppia necessaria per le nostre colline, senza però rinunciare a un vestito tecnologico più moderno. Siamo una provincia che si muove, sì, ma che lo fa guardando lo specchietto retrovisore. Non corriamo dietro alle mode elettriche in modo impulsivo, ma non restiamo fermi. Ogni immatricolazione di questi anni è stata una scommessa: il tentativo di restare aggrappati alla modernità senza perdere per strada la nostra identità di provincia profonda.
La domanda che resta, guardando a questo 2026 appena avviato, è se questo trend di crescita dell’elettrico puro continuerà a correre in piano o se, finalmente, un potenziamento strutturale della rete permetterà anche a chi abita oltre il Raccordo di guardare al “tutto elettrico” non più come a una curiosità, ma come a una reale opzione quotidiana. Per ora, ci accontentiamo di osservare questi numeri.

















