Charlie Hebdo - La notte delle candele viterbesi contro il terrorismo e la paura
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40 candele accese e un'ottantina di persone, questo il segnale di vicinanza a Charlie e di condanna al terrorismo dato dai viterbesi. Un momento di condivisione di un sentimento globale, a cui ha preso parte anche il rappresentante della comunità islamica viterbese.

Anche Viterbo è Charlie, un’ottantina di persone in piazza del Comune nella nottata di sabato. 40 candele accese e tante famiglie e bambini. In piazza anche il presidente dell’associazione di cultura islamica di Viterbo, Nabil Al Zeer con la moglie e il figlio Omar.

Un messaggio netto di condanna al terrorismo, un incontro capace di scrivere una piccola pagina di storia della città dei papi. Il capoluogo della Tuscia è stato capace di vivere e far vivere al suo interno un legame con il resto dell’Occidente e non solo.

In piazza per affermare l’importanza della libertà d’opinione, la necessità di comprendere davvero quanto sta accadendo sullo scacchiere mondiale. Senza semplificazioni aberranti. In piazza per dire no alle becere posizioni di chi vorrebbe polarizzare lo scontro tra Occidente e mondo islamico. Un mondo islamico che vive pacificamente in Europa, condividendo i valori della democrazia e del rispetto reciproco.

Pesante l’assenza dei rappresentanti politici locali di ogni ordine e grado. Un’occasione mancata per la classe dirigente locale, che però nulla toglie all’importanza dell’appuntamento.

I viterbesi si sono dati appuntamento alle 22 nel ricordo dei giornalisti francesi di Charlie. Un presidio silenzioso. Candele accese e conversazione tra i presenti. In molti hanno scambiato qualche parola con il rappresentante della comunità islamica, che ha deciso di ritornare appositamente da Chiusi, dove si trovava per lavoro, per concretizzare una presenza significativa.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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