Charlie a ruba nelle edicole della Tuscia (Leggi l'editoriale del nuovo direttore Biard)
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800 Monastero
E' febbre da Charlie Hebdo anche nella Tuscia. Le edicole sono state prese d'assalto e le copie di ieri e di oggi sono andate a ruba. C'è chi le ha messe in vendita su Ebay, anche a prezzi esorbitanti.

Febbre da Charlie Hebdo. Anche nella Tuscia il numero 1178 della rivista satirica francese, balzata alle cronache dopo i tragici fatti di Parigi, è andata a ruba. Ieri l’uscita italiana, in contemporanea con l’attesissimo numero francese, in abbinata con Il Fatto Quotidiano.

Un vero e proprio assalto alle edicole anche nel Viterbese, specie nel capoluogo. Alle 8 del mattino il giornale risultava già introvabile. Oggi è uscita la ristampa, con la particolarità della traduzione in italiano di alcune vignette. Trecentomila copie destinate all’estero. Oggi Il Fatto ha immesso nelle edicole altri 270mila copie.

Abbiamo fatto un giro per le edicole di Viterbo, dove i negozianti ci hanno raccontato cose turche. “Ho dovuto mandare via 40 persone”, ci racconta un’edicolante. “Cose mai viste”, è la testimonianza di un altro.

E intanto mercoledì mattina, con la rivista esaurita in edicola, il prezzo di una copia della rivista su Ebay era già arrivato a oltre 200 euro. Ma le richieste dei “rivenditori” sul sito di aste online hanno raggiunto livelli astronomici, visto che c’è chi offre l’ultimo numero di Charlie Hebdo a 150.000 euro (tanto da aver provocato una protesta di Reporters sans Frontieres). Più “ragionevoli” ne chiedono 35.000. E il penultimo numero (1177) viene via a 67.000. Le trattative online decollano anche in Italia: una copia, messa all’asta da un utente di Monza, a metà giornata aveva già raccolto 19 offerte su Ebay e ha raggiunto la quotazione di 8.050 euro (l’inserzione scade giovedì mattina). Anche le quotazioni delle ristampe odierne salgono: 40 euro, 70 euro.

Proponiamo di seguito l’editoriale del numero che passerà alla storia di Charlie, firmato dal nuovo direttore Gérard Biard, con i ringraziamenti a tutti i lettori, una riflessione sulla laicità e un messaggio al papa.

 

L’EDITORIALE DI GERARD BIARD, NUOVO DIRETTORE DI CHARLIE

Da una settimana, Charlie, giornale ateo, fa più miracoli di tutti i santi e i profeti messi insieme. Ciò di cui siamo più orgogliosi è che fra le mani avete il giornale che abbiamo sempre fatto, in compagnia di quelli che l’hanno sempre fatto. Ciò che ci ha fatto più ridere è che le campane di Notre-Dame hanno suonato in nostro onore…

Da una settimana, Charlie solleva, da un capo all’altro del mondo, ben più che delle semplici montagne. Da una settimana, come nella magnifica vignetta di Willem, Charlie ha un sacco di nuovi amici. Perfetti sconosciuti e celebrità planetarie, umili e benestanti, miscredenti e dignitari religiosi, sinceri e gesuiti, gente che terremo con noi per tutta la vita e altri che saranno soltanto di passaggio. Oggi ce li prendiamo tutti, non abbiamo tempo né cuore di scegliere. Ma non per questo ci caschiamo. Ringraziamo di cuore quelli che, a milioni – semplici cittadini o rappresentanti delle istituzioni–ci sono veramente vicini; quelli che, sinceramente e profondamente, “sono Charlie”, e che si riconosceranno. E fanculo agli altri, che tanto se ne fregano…

Però c’è una domanda che ci assilla: riusciremo finalmente a far sparire dal lessico politico e intellettuale quel brutto epiteto di “laicista integralista”? La finiremo una buona volta di inventare dotte circonlocuzioni semantiche per definire allo stesso modo gli assassini e le loro vittime?

In questi anni ci siamo sentiti un po’ soli nel tentativo di respingere a colpi di matita gli insulti e le sottigliezze pseudo-intellettuali scagliate contro di noi e contro i nostri amici che difendevano la laicità: islamofobi, cristianofobi, provocatori, irresponsabili, attizzatori di fiamme, ve-la-siete-cercata…

Sì, condanniamo il terrorismo, ma. Sì, minacciare di morte dei vignettisti non va bene, ma. Sì, dare fuoco a un giornale è brutto, ma.

Ne abbiamo sentite di tutti i colori. Spesso abbiamo cercato di riderci su,visto che è la cosa che ci riesce meglio. Adesso però ci piacerebbe molto ridere di altro. Perché stanno già ricominciando. Il sangue di Cabu, di Charb, di Honoré, di Tignous, di Wolinski, di Elsa Cayat, di Bernard Maris, di Mustapha Ourrad, di Michel Renaud, di Franck Brinsolaro, di Frédéric Boisseau, di Ahmed Merabet, di Clarissa Jean-Philippe, di Philippe Braham, di Yohan Cohen, di Yoav Hattab, di François-Michel Saada era ancora fresco, e già Thierry Meyssan spiegava ai suoi follower su Facebook che si trattava chiaramente di un complotto giudaico-americano-occidentale.

E già si sentivano gli schizzinosi che storcevano il naso davanti al corteo unitario di domenica scorsa, borbottando le solite battute che miravano a giustificare, apertamente o velatamente, il terrorismo e il fascismo religioso, e si indignavano perché fra gli altri si celebravano i poliziotti=SS.

No: in questo massacro non ci sono morti meno ingiuste delle altre. Franck, che è morto nella sede di Charlie, e tutti i suoi colleghi abbattuti nel corso di questa settimana di barbarie, sono morti per difendere delle idee che forse non condividevano.

Cercheremo lo stesso di essere ottimisti, anche se non è il momento. Speriamo che, a partire da questo 7 gennaio 2015, la difesa ferma della laicità sia un dato acquisito per tutti, che si smetterà finalmente di legittimare o anche solo di tollerare – per atteggiamento politico, per calcolo elettoralistico o per vigliaccheria – il comunitarismo e il relativismo culturale che aprono la strada a una cosa sola: il totalitarismo religioso.

Sì, il conflitto israelo-palestinese è una realtà, sì, la geopolitica internazionale è una serie di manovre e di tranelli, sì, la situazione sociale degli abitanti, come si dice, “di origini musulmane” in Francia è profondamente ingiusta, sì, il razzismo e le discriminazioni vanno combattuti senza tregua.

Per fortuna esistono strumenti per tentare di risolvere questi gravi problemi, ma restano inefficaci se ne manca uno: la laicità. Non la laicità positiva, non la laicità inclusiva, non la laicità-non-so-che, ma la laicità punto e basta. Questa sola, sostenendo l’universalismo dei diritti, permette l’esercizio della legalità, della libertà, della fratellanza, della sorellanza. Questa sola permette la piena libertà di coscienza, negata – più o meno apertamente, secondo il loro posizionamento di marketing – da tutte le religioni dal momento in cui escono dalla sfera più stretta dell’intimità per scendere sul terreno della politica.

È un’ironia, ma questa laicità punto e basta è la sola che consenta ai credenti e agli altri di vivere in pace. Tutti coloro che pretendono di difendere i musulmani accettando il discorso totalitario religioso in realtà difendono i loro stessi carnefici. Le prime vittime del fascismo islamico sono i musulmani.

I milioni di persone anonime, tutte le istituzioni, tutti i capi di Stato e di governo, tutte le personalità politiche, intellettuali e mediatiche, tutti i dignitari religiosi che questa settimana hanno proclamato: “Io sono Charlie”, devono sapere che ciò significa anche: “Io sono la laicità”. Siamo convinti che per la maggioranza di chi ci appoggia sia un fatto acquisito. E gli altri si arrangiassero.

Un’ultima cosa, importante. Vorremmo inviare un messaggio a Papa Francesco, che anche lui, questa settimana, “è Charlie”: accettiamo che le campane di Notre-Dame rintocchino in nostro onore solo quando sono le Femen a suonarle.

 

di Gérard Biard

 

800 Monastero
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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