Cesare Pinzi, due nuove pubblicazioni lo ricordano a cento anni dalla morte
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Si chiude il 2017, anno in cui ricorre il centenario della morte di Cesare Pinzi, ragioniere, bibliotecario e storico della città di Viterbo, ancora purtroppo semisconosciuto. Antonio Quattranni pubblica la prima biografia e due raccolte di testi per meglio conoscere un vero protagonista della vita culturale cittadina dopo l’Unità d’Italia.

di Michela Di Pietro

Si chiude il 2017, anno in cui ricorre il centenario della morte di Cesare Pinzi, ragioniere, bibliotecario e storico della città di Viterbo, ancora purtroppo semisconosciuto. Antonio Quattranni pubblica la prima biografia e due raccolte di testi per meglio conoscere un vero protagonista della vita culturale cittadina dopo l’Unità d’Italia.

Il primo libro, edito dalla casa editrice Annulli Editori, con la prefazione del sindaco di Viterbo Leonardo Michelini, è la raccolta di poesie inedite che Pinzi scrisse nell’età giovanile, periodo di fermento risorgimentale e patriottico. Le Poesie liriche così egli intitolò la raccolta, testimoniano lo sviluppo della sua formazione culturale e la sua ispirazione letteraria.

Il secondo volume presenta una raccolta di 50 lettere a vari personaggi della cultura viterbesi, italiani ed europei. Il volume è stato edito, con la presentazione del presidente Marco Santoni, dall’Ordine dei dottori commercialiste e degli esperti contabili di Viterbo. Pinzi fu infatti il primo ragioniere capo delle amministrazioni municipali appena dopo l’unificazione italiana.

Nonostante l’impiego come bibliotecario, Pinzi continuò per tutta la vita ad essere un “commercialista dell’800”, infatti fu revisore dei conti della Cassa di Risparmio di Viterbo, fu amministratore del brefotrofio cittadino e responsabile del settore decentrato delle Imposte dirette.

Ricordare Pinzi è quindi un atto ineludibile di riconoscenza verso una figura d’intellettuale che ha vissuto dedicandosi con tutte le sue energie alla ricerca e allo studio dei documenti e dei monumenti del passato sulla base dei quali ha costruito un appassionato profilo storico della sua Viterbo alla quale, sin da giovanissimo, aveva mostrato di sentirsi profondamente legato.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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