Cervelli in fuga, dall'Unitus fino all'ateneo di Utrecht in Olanda
foto Silvia Proietti
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La storia di Silvia Proietti parte da Bagnoregio, la sua città natale, fino ad arrivare al nord dell'Europa con la speranza di poter tornare a lavorare in patria

L’aspirazione a una piena realizzazione professionale che premi gli sforzi compiuti in tanti anni di fatiche sui libri e a una retribuzione proporzionata all’alto livello di competenze raggiunto è una delle motivazioni che più spesso vengono date dai giovani ricercatori che decidono di espatriare. Chi parte, inoltre è mosso anche dal desiderio di confrontarsi con colleghi che hanno un background diverso dal proprio, in un ambiente lavorativo multiculturale e stimolante.

Tutto questo ed altro ancora sta accompagnando l’esperienza della dottoressa Silvia Proietti, che dopo l’esperienza di studio e lavorativa all’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo ha proseguito le sue ricerche presso l’Università di Utrecht in Olanda.

La Dott.ssa Silvia Proietti, cresciuta a Bagnoregio, comune del Viterbese, si e’ laureata nel 2006 presso l’ Università degli Studi della Tuscia nel corso di laurea in Scienze Biologiche ricevendo una eccellente formazione di base che le ha permesso di acquisire le conoscenze e competenze necessarie per poter intraprendere la carriera nell’ambito della ricerca scientifica. Nel 2010 ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in “Progettazione ed impiego di molecole di interesse biotecnologico”, presso la Seconda Università degli studi di Napoli.

Durante gli anni del Dottorato, ha svolto le sue ricerche presso il Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell’Università della Tuscia, nel laboratorio di Biochimica e Biologia molecolare vegetale, diretto dalla professoressa Carla Caruso e dal professor Carlo Caporale. Finanziata da una borsa di studio stanziata dall’Ateneo viterbese, si e’ occupata di delucidare le basi molecolari dei meccanismi di difesa in piante monocotiledoni e dicotiledoni. Dopo il Dottorato ha continuato le sue ricerche, dedicandosi all’ isolamento ed analisi di geni e proteine coinvolti nella risposta delle piante a stress ambientali o dovuti a microrganismi patogeni, nonché alla produzione e ingegnerizzazione di proteine ricombinanti, di origine vegetale, dotate di attività antimicrobiche.

Nel 2012 e’ risultata una tra i pochi italiani vincitori tra alcune migliaia di partecipanti provenienti da tutti i Paesi Europei, del prestigioso finanziamento Marie Curie Individual Fellowship (MC-IF), assegnati dalla Commissione Europea a ricercatori esperti in varie discipline scientifiche, sulla base del loro curriculum e della valenza del progetto presentato. La MC-IF,nell’ambito del programma europeo Horizon 2020, promuove l’eccellenza e l’innovazione in Europa ed è una delle più prestigiose borse di studio per i giovani ricercatori ai quali viene offerta la possibilità di maturare una esperienza all’estero implementando la propria professionalità con ulteriori competenze e conoscenze.

Ed è così che la dottoressa Proietti è approdata nel 2013 all’Università di Utrecht in Olanda, ospitata dal gruppo di ricerca “Plant-Microbe Interactions”, guidato dal professor Cornè Pieterse, ad oggi considerato uno dei leader a livello mondiale nelle ricerche sui meccanismi di difesa delle piante. Il progetto che sta per essere completato ha riguardato lo studio della segnalazione ormonale innescata da stress, con conseguente individuazione di regolatori genici che un giorno potranno essere sfruttati per produrre nuove varietà vegetali resistenti non OGM.

“Lavorando a contatto con ricercatori provenienti da tutto il mondo mi rendo conto quanto la formazione che ho ricevuto presso l’Ateneo della Tuscia sia stata di altissimo livello – afferma la dottoressa Proietti – ed è grazie ad essa e alla preparazione scientifica che ho ricevuto presso il laboratorio della Prof.ssa Caruso e del professor Caporale che ad oggi posso affrontare con successo quest’esperienza, di cui farò tesoro e che mi auguro possa essere il punto di partenza per una carriera accademica che desidero realizzare nella mia amata Italia”.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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