Centrodestra: l’ansia da prestazione e l’incubo delle provinciali 2005
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Gli Stati Generali La Fune
Motivare i propri a fare campagna elettorale non è semplice, lo è di più per chi rincorre. CI sono dieci giorni per rimboccarsi le maniche e nessuno sa come finirà, perché come dice Michelini “il ballottaggio è una elezione a sé”.

Per il Centrodestra, dopo la sbornia del 10 giugno è già tempo di un bagno di umiltà? Rinchiuso di fretta e furia il manuale Cencelli e chiuso, ma con fatica, il conteggio di quanti e quali assessorati aspetteranno alle varie componenti, è tornata al centro la campagna elettorale. Subito in mente infatti è arrivata la batosta subita da Francesco Battistoni alle elezioni provinciali del 2005. Ovvero quando il Centrodestra perse malamente al ballottaggio dopo aver conquistato il 49,5% di voti al primo turno. Sembrava tutta una discesa verso la riconquista di Palazzo Gentili, quando ancora la provincia aveva ancora un qualche valore politico.

Così dopo la vittoria importante al primo turno, Arena e i suoi si sono trovati tra le mani un risultato che analizzato più nel profondo sembra ancora più di difficile gestione, rispetto a quel che sembrava. I voti in meno presi dal candidato sindaco rispetto a quelle delle liste che lo sostenevano, infatti, sono un campanello d’allarme, che però rischia di essere compreso solo dai più attenti.

Uno dei possibili significati spaventa il centrodestra: Arena tira meno, Frontini di più. Lei infatti ha raccolto più voti delle proprie liste e questo ha un significato opposto rispetto a quanto raccolto da Arena. Così mentre si parla già di quote, capigruppo e assessori, il clima in casa della coalizione di Centrodestra sembra riscaldarsi.

Motivare i propri a fare campagna elettorale non è semplice, lo è di più per chi rincorre. Ci sono dieci giorni per rimboccarsi le maniche e per conquistare i voti del Centrosinistra e questa è ancora un’altra partita. Nessuno sa come finirà, perché come dice Michelini “il ballottaggio è una elezione a sé”.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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