Centrodestra "boom boom", il miraggio del voto e la lezione (non capita) del deserto
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Il deserto, di questi ultimi anni, sembra non aver insegnato niente alle diverse anime del centrodestra viterbese. E il diavolo tentatore riesce sempre a fare un buon lavoro.

I bene informati dicono che ci sono almeno cinque, forse sei, figure del centrodestra viterbese che ambiscono a indossare la fascia tricolare da sindaco di Viterbo. In questi ultimi giorni c’è stata un po’ di spuma. Fino al lancio, made in Dario Bacocco, di Giovanni Arena come candidato della galassia ex berlusconiana.

Saranno le bollicine dei brindisi natalizi o sarà che la testa politica di tanti centrodestrorsi è andata via con il crollo del cielo (leggi leaderismo berlusconiano) che gli è caduto addosso da un pezzo. Sta di fatto che iniziare a buttare nella mischia nomi e ambizioni quando non si sa praticamente nulla sulla possibilità di andare alle urne nel comune capoluogo appare il modo migliore per farsi del male.

Il deserto, di questi ultimi anni, sembra non aver insegnato niente alle diverse anime del centrodestra viterbese. E il diavolo tentatore riesce sempre a fare un buon lavoro. Solo che a cedere alla tentazione si rischia di fare una brutta fine, tutti. E in questi ha ragione Giulio Marini che non ha mancato di sottolineare come l’avanzata firmata Bacocco su Arena rischia di fare più male proprio a quest’ultimo.

Una cosa è certa: senza sintesi e senza candidato unico non c’è futuro. O meglio c’è il futuro di tanti piccoli partitini, l’un contro l’altro armati e capaci solo di ottenere un risultato: mettere una prospettiva politica che da queste parti ha governato per venti anni completamente fuori gioco.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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