
Caro Tozzi,
è vero che Viterbo non brilla per opportunità lavorative, è vero che molti giovani partono per altri lidi, è vero che i negozi in centro chiudono anche perché c’è meno gente disposta a spendere.
Ma Viterbo era settantesima per movimenti demografici e occupazionali anche trenta anni fa, quando Schenardi era aperto e nei negozi del Corso ferveva lo shopping.
Ciò significa che le cause vanno cercate altrove. Ed è un altrove che vale per moltissimi altri centri storici, perfino quelli di Milano e Roma. Lo dicono le cifre, e gli studi, che le eviterò di sciorinare al riguardo.
Per i centri storici di città come Viterbo la cause dello spopolamento e della chiusura dei negozi vanno ricercate nello specifico del cambiamento dei costumi, dei bisogni, degli stili di vita. Non sono le ZTL, almeno non di per sé.
Le cause vere sono due; lo dicono gli studi di sociologia urbana, di antropologia dei consumi, ecc. E, mi creda, non sono cazzate, come dice lei, forse influenzato dalla vita su Marte, dove le cose staranno evidentemente in modo differente da Viterbo, Italia, Pianeta Terra. La prima: i centri commerciali. Eh, già, proprio loro; grazie alla facile accessibilità, al parcheggio comodo, spesso coperto, grazie alle condizioni di igiene e di sicurezza che riescono a garantire, oltre che – ovviamente – alla conseguente disponibilità di offerte e opportunità commerciali ricche e ampiamente differenziate.
La seconda: la qualità della vita abitativa. Se escludiamo i palazzi gentilizi, le abitazioni del centro storico di Viterbo sono di origine medievale, e molte altre hanno da tre a quattro secoli. Il che significa stanze piccole, finestre strette, scale ripide, difficoltà energetiche, mancanza di garages (spesso in famiglia le auto sono due…), talvolta vincoli storici che impediscono interventi edilizi risolutivi. Fatto sta che oggi vive nel centro storico viterbese solo un decimo della popolazione e, al netto dei fortunati possessori di belle dimore, due terzi dei residenti sono stranieri immigrati che devono accontentarsi degli spazi abitativi disponibili a costi sopportabili. Tra parentesi, questa ghettizzazione comporta anche l’aumento delle frizioni sociali, il che ovviamente rende ancor meno appetibile vivere in centro.
Aumentano invece gli affittacamere, i b&B, ecc., perché a Viterbo il comparto turistico sta aumentando più della media italiana. Questi non sono solo problemi di Viterbo, ripeto, ma sulla Terra anche di moltissime altre città, non solo italiane ma sparse per l’Europa. E’ un trend legato al cambiamento sociale, culturale ed economico avviato già con la postmodernità nell’ultimo scorcio del XX secolo e divenuto evidentissimo a partire dagli ultimi quindici anni.
Tra parentesi, non è detto che qualcosa non cambi anche per i centri commerciali, se si confermerà nel tempo il boom dell’e-commerce, presto servito persino con droni a domicilio; e con le nuove residenze, sempre più smart. Si può intervenire? Ad invertire del tutto i trends, no; ma a cercare una nuova identità ai centri storici sì. Per esempio, trasformandoli in centri commerciali attrezzati (parking sotterranei, scale mobili, controlli igienici e di sicurezza, servizi navette, incentivi vari, protezioni dagli eventi atmosferici, ecc: tanto per capirsi, vada
con il suo disco volante a Spoleto, lì c’è qualcosa che funziona un pochino già così).
Ma anche per le residenze: potrebbero essere incentivate quelle a tempo, professionali, turistiche, studentesche, se solo gli amministratori si ricordassero che Viterbo ha un centro medievale tra i più grandi d’Europa, è sede universitaria, che possiede fonti termali importanti, che si trova al centro di un’area dove si spazia dal mare alla montagna, dai boschi ai laghi, dalle necropoli etrusche alle rocche medievali e rinascimentali, e si arricchisce di suggestive manifestazioni del folclore religioso e culturale.
Insomma, la invito ad alzare il tiro. Quel che a lei sembrano cazzate, sulla Terra sono questioni vere, anzi direi dirimenti. Buon ritorno su Marte.






















