Centro storico, c'erano una volta i dissuasori ... La questione della sicurezza irrompe nel dibattito
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Quella Ztl tanto osteggiata diventa ora così tanto necessaria. La soluzione va cercata in quei dissuasori che il sindaco Gabbianelli fece installare una venticinquina di anni fa.

VITERBO – I viterbesi si sono risvegliati domenica mattina con la consapevolezza che nella notte poteva essersi consumata una strage. Un’automobile, guidata da un uomo fuori controllo (sotto droga, alcol e in mutande), ha seminato il panico da Porta Romana (ma alcuni lettori ci hanno segnalato anche di scene di paura già in via Rossini e prima nel piazzale dell’ospedale Santa Rosa) a piazza del Comune.

Qui, noi che abbiamo dato per primi la notizia, abbiamo avuto modo di parlare con alcuni ragazzi testimoni oculari dell’accaduto. Ci hanno raccontato dei minuti di vero e proprio terrore quando hanno pensato che potesse accadere il peggio e di essere investiti. Farsi domande quando accadono episodi simili è una cosa normalissima.

Ci siamo chiesti se il centro storico di Viterbo sia protetto o no da simili pericoli. La risposta è evidente e non c’è da farci sopra tanta filosofia. Però ci è affiorato alla mente un lontano ricordo. Era sindaco Giancarlo Gabbianelli quando il Comune di Viterbo decise di acquistare e mettere in funzione i dissuasori a scomparsa. Dissuasori che si alzano e scendono secondo necessità, determinando la nascita di aree sicure per i pedoni perché nessuno potrà mai entrare sfrecciando con la sua auto come accaduto sabato sera.

Ci ricordiamo un dissuasore all’inizio di via San Pellegrino e uno alla fine. Qualche decina di metri di area pedonale vera e assoluta. Poi c’era un dissuasore su via Roma. Negli anni tutto questo è andato perso, probabilmente grazie a una politica che ha iniziato a farsi tirare troppo la giacchetta da tutte le parti. Così quel cambiamento, rivoluzionario per quei tempi, è stato cancellato e rimosso dalla mente della città.

Una città dove tutti vogliono fare come gli pare e la politica si è troppe volte lasciata condizionare da chi è stato sufficientemente arrogante da strillare di più. Così la Viterbo dove a vincere sono troppo spesso i bulli è rimasta indietro e oggi, dopo decenni, ancora ci troviamo a ragionare col problema di garantire sicurezza a chi sceglie di passeggiare in centro.

E abbiamo ancora oggi un sindaco che si “impicca” sulla questione del parcheggiare o meno a piazza del Comune. Roba da non crederci. L’attentato alla vita di così tante persone che si è consumato sabato notte e che poteva “regalarci” una strage, che avrebbe fatto parlare di Viterbo su tutti i telegiornali nazionali, accende il tema della sicurezza dei pedoni che passeggiano in centro. Porta l’attenzione sulla necessità di limitare la circolazione di auto e di creare zone di ZTL protetta con i dissuasori.

Quella Ztl tanto osteggiata diventa così tanto necessaria. La soluzione va cercata in quei dissuasori che il sindaco Gabbianelli fece installare una venticinquina di anni fa. Un quarto di secolo fa.

Gli Stati Generali La Fune
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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