

VITERBO – C’è un patrimonio dal valore incalcolabile, un tesoro che appartiene di diritto ai viterbesi, ma che sembra essersi dissolto nel nulla. È una ricchezza che profuma di Trecento, di genio artistico e di storia papale, eppure, a Viterbo, è avvolta da un silenzio che comincia a diventare assordante. Stiamo parlando delle opere di Matteo Giovannetti, il pittore viterbese che ad Avignone è un’icona indiscussa – capace di richiamare flussi turistici mondiali con i suoi cicli pittorici nel Palazzo dei Papi – mentre nella sua città natale sembra contare poco più di zero.
Un patrimonio milionario disperso
Si parla di cento metri di affreschi strappati, nel 1952, dalle pareti del convento degli Agostiniani. Quel complesso monumentale, vittima di una demolizione brutale per far posto alle case popolari di San Faustino, ha consegnato alla storia un’eredità che il Comune di Viterbo avrebbe il dovere, economico e morale, di custodire. Dove sono finiti quegli strappi dal valore milionario (anzi inestimabile)?
In linea teorica, quel tesoro dovrebbe trovarsi al Museo Civico di piazza Crispi. Ma la realtà, purtroppo, è ben più opaca. Da oltre un decennio, il Museo vive una condizione di abbandono istituzionale: manca una guida, manca un direttore, e regna un caos gestionale che fa tremare i polsi. È lecito chiedersi, oggi, se tutti i pezzi censiti quasi settant’anni fa (inventario 1956) siano ancora effettivamente al loro posto.
Il dovere di Palazzo dei Priori
Il silenzio che circonda questa vicenda non è solo una dimenticanza, è una colpa. Palazzo dei Priori ha il dovere di legge e quello morale di fare chiarezza. Un museo senza direzione non è solo un’anomalia amministrativa; è una condizione che apre varchi pericolosi, offrendo terreno fertile a malintenzionati che potrebbero approfittare di una sorveglianza latente per azioni di saccheggio ai danni del patrimonio storico-artistico della Tuscia. E nella storia “dell’abbandono” del civico (con la sua preziosissima collezione di specchi di Rossi Danielli, con la preziosa testa di Federico II, etc) si innesta il giallo degli affreschi di Giovannetti che non si sa dove sono e soprattutto se sono ancora nelle disponibilità di Palazzo dei Priori e quindi dei viterbesi (legittimi proprietari).
Quanto vale un tesoro simile? Decine di milioni, se si considera l’importanza di Giovannetti nel panorama dell’arte medievale europea. Ma il valore economico, per quanto enorme, impallidisce di fronte alla perdita culturale. Recuperare, restaurare e ricomporre questo tesoro significherebbe regalare a Viterbo una mostra di eco internazionale, trasformando un pezzo di storia oggi “invisibile” in un volano per il turismo e l’orgoglio cittadino.
Un’interrogazione per la verità
La vicenda dei cento metri di affreschi di Giovannetti “scomparsi” grida vendetta. È arrivato il momento che la politica smetta di voltarsi dall’altra parte. Basterebbe un consigliere di buona volontà, qualcuno che abbia a cuore l’identità di questa città, per depositare un’interrogazione in consiglio comunale e pretendere risposte precise.
Dove sono gli affreschi strappati del 1952? Esiste una mappatura aggiornata e verificata di quello che resta della mano del Giovannetti? Sono domande brucianti, destinate a rendere questo tema non solo importante, ma inevitabilmente scottante. La città merita di sapere: il patrimonio dei viterbesi non può restare un fantasma nei sotterranei dell’indifferenza.

















