

VITERBO – Prima che le ruspe spianassero il convento degli agostiniani per fare spazio alla costruzione di case popolari a San Faustino venne ordinato “lo strappo” degli affreschi di Matteo Giovannetti. Un ciclo pittorico di circa cento metri. Una miniera d’oro, in termini economici, ma soprattutto per il valore artistico culturale.
Tutta “roba” di proprietà del Comune di Viterbo, che al momento della demolizione (1952) era di fatto il legittimo proprietario dell’intero complesso. Tanto da decidere di distruggerlo per costruire case. E come “roba” del Comune, quindi dei viterbesi, quegli affreschi vennero trattati. Da quanto ci risulta depositati presso il Museo Civico di Viterbo. Poi un lungo silenzio. Un silenzio tombale su affreschi così preziosi. Al punto tale che tutti oggi sembrano, grazie agli articoli de La Fune – Il Giornale dei Viterbesi, essersi risvegliati di soprassalto da un lungo sonno. Dopo la pubblicazione di una serie di articoli su Giovannetti infatti ci risulta che Palazzo dei Priori abbia iniziato a muoversi. Ci risulta che qualcuno sia, in qualche modo, caduto dalla sedia. E che gli uffici abbiano ricevuto richiesta di attivarsi per un’istruttoria volta a recuperare le tracce e tutte le informazioni su carta relative appunto a questo tesoro.
La “patata” è di quelle bollenti. Potremmo dire di quelle “alla paracula”, ossia cotta sotto la cenere. Ed effettivamente il danno, in caso di acclarata scomparsa, sarebbe grosso. E magari proprio mentre noi stiamo scrivendo sono anche partite o stanno partendo delle indagini. Già perché il patrimonio storico-artistico è bene comunale ma anche dello stato ovviamente. La faccenda, considerato il valore anche economico di quello di cui stiamo parlando, è effettivamente grossa.
Giovannetti, noto anche come “il pittore dei papi”, realizzò gli affreschi viterbesi in una sorta di rimpalli di sponda tra Viterbo e Avignone. Fu voluto da Clemente V, il papa del trasferimento in Francia, proprio a rendere grande la nuova sede papale con i suoi pennelli. E nei primi settanta anni del Trecento Giovannetti fece spola, portando da una città papale all’altra con sé esperienze, tecniche, spunti, riflessioni. Tutto “messo a terra” sui muri del palazzo papale ad Avignone e nel convento degli agostiniani a Viterbo.

















