Cena italiana, Tre Croci racconta a tavola la forza dei paesi
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Quello della "cena italiana", nelle sue molteplici declinazioni possibili, può essere un volano economico. Un asset dello sviluppo turistico della Tuscia a cui qualcuno, magari, prima o poi si metterà a pensare seriamente.  Intanto godiamoci, noi che lo sappiamo, "le rocchie". 

TRE CROCI (VETRALLA) – C’è un patrimonio fatto di “tavola” in tutta Italia ma anche nel Viterbese. Una ricchezza, quella dei prodotti di qualità e delle ricette della tradizione, che contribuisce a definire un territorio interessante dal punto di vista turistico. Ogni estate, da decenni in molti casi, le piazze dei borghi e dei paesi della Tuscia, si riempiono di gusto e di festa.

I tavoli vengono “stesi” nelle piazze o nelle vie e tutti si ritrovano per mangiare e stare insieme. Si fa festa intorno a prodotti particolari come “le lumache”, qui Graffignano e Barbarano Romano insegnano, ma anche il tartufo, vedi Blera ma anche Cura di Vetralla in tempi più recenti. Nella zona del lago va alla grande “il lattarino” (Marta) o il coregone (Capodimonte), ma anche “gli gnocchi” (San Lorenzo) e molto altro …

Non serve che ci sia un prodotto principe da “esaltare”. E non serve essere un borgo in un punto già potenzialmente turistico. In questo Tre Croci insegna. Nel fine settimana appena passato questa piccola frazione del Vetrallese (che a occhi attenti custodisce una ricchezza attrattiva tutta da scoprire tra un bosco magnifico e un attrattore storico-artistico come la chiesa di Foro Cassio) ha dato vita alla sua festa. Tavoli nella via centrale del paese e centinaia di persone riunite. Menù che strizza l’occhio al dialetto locale (dove l’insalata diventa più bonariamente “nsalata” e le salsicce diventano più appetitosamente “rocchie”), l’organizzazione che diventa di comunità e i vassoi che si riempiono di lumache in sugo, trippa, carne alla brace e molto altro. La faccia più bella dell’Italia nel vassoio.

Quanto accaduto a Tre Croci, dove in passato la festa era leggendaria anche nella durata, non racconta nulla di lunare ma è interessante per dire che c’è una ricchezza che “i futuri narratori” dello sviluppo turistico del territorio dovranno lavorare per rendere visibile e fruibile non solo agli autoctoni ma anche a chi magari viene a queste latitudini per le vacanze.

Nel 2025 ognuno nella Tuscia ancora “gioca per sé” e apparecchia tavole per sé quando mettendo a sistema il tutto ogni comunità potrebbe beneficiare di importanti risorse raccolte grazie a portafogli “stranieri”. Pensiamo proprio a Tre Croci, per tre giorni all’anno pieno e capace di “sfamare” migliaia di appassionati del buon cibo. Se quell’esperienza venisse replicata tutti i fine settimana d’estate e adeguatamente pubblicizzata non diventerebbe una piccala “azienda”? Probabilmente sì. E tutto questo replicabile in moltissimi paesi e borghi della Tuscia. Certo bisognerebbe strutturare meglio associazioni e proloco o addirittura farle evolvere in altro. Quello della “cena italiana”, nelle sue molteplici declinazioni possibili, può essere un volano economico. Un asset dello sviluppo turistico della Tuscia a cui qualcuno, magari, prima o poi si metterà a pensare seriamente.

Intanto godiamoci, noi che lo sappiamo, “le rocchie”.

 

Gli Stati Generali La Fune
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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