
VITERBO – Processo per la “cena dei veleni a casa Bruzziches”, il pubblico ministero Massimiliano Siddi sceglie di andare avanti e presenta ricorso presso la Corte di Appello di Roma contro la sentenza di non luogo a procedere del giudice per l’udienza preliminare Fiorella Scarpato.
La sentenza della giudice del 22 novembre scorso aveva deciso il non luogo a procedere. Per il pm però “la ricostruzione della sentenza non tiene contro dell’impulso chiaro, preciso e coerente che i coniugi hanno impresso alla conversazione”.
“Occorre premettere il forte senso di disagio – spiega nel ricorso il pm Siddi -, intellettuale prima ancora che giuridico, che le argomentazioni e le conclusioni della sentenza “de qua” imprimono nell’interprete, soprattutto a causa delle implicazioni di sistema che il grave travisamento della dinamica criminosa e della logica delle relazioni socio – politiche determinano. Il solo ipotizzare che una condotta come quella tenuta dagli indagati, palesemente antigiuridica e antisociale, possa rimanere confinata nell’alveo dell’assoluta irrilevanza penalistica, in virtù di pindariche, quanto eccentriche e arbitrarie ricostruzioni della natura del fatto, contrasta con i più elementari criteri di ragionevolezza ermeneutica – scrive Siddi nel ricorso presentato – […] Avventurandosi, infatti, in una improbabile esegesi di singoli e parziali frammenti del contesto dialettico della famosa cena teatro della condotta minatoria contestata, dimostra di perdere completamente di vista il contesto complessivo del fatto e, soprattutto, di non avere minimamente percepito il vero significato del discorso che gli indagati volevano rappresentare alla persona offesa Bruzziches, in uno scenario particolarmente vulnerabile, quale quello del proprio ambiente domestico, alla presenza anche della di lui coniuge, e dietro la parvenza strumentale di una finta colloquialità. […] La sentenza che si impugna è incorsa contraddittoriamente in un grave errore di valutazione, dando erroneamente per presupposto il fatto che la minaccia non potesse sussistere in quanto riferentesi a una situazione statica e già esaurita, mentre è assolutamente scontato che quella minaccia si inseriva in una dinamica di attività che avrebbero potuto svilupparsi anche in seguito. E che la dinamica minatoria fosse rivolta anche ad una prospettiva futura, e soggettivamente aperta a chiunque del corpo politico intendesse non rimanere allineato sulle posizioni della maggioranza”.

















