Cecco del Caravaggio in Puglia? L'ipotesi del drammaturgo viterbese Gian Maria Cervo si arricchisce di nuovi elementi
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Percorrendo la strada della curatela delle edizioni 2020 e 2021 del Festival Quartieri dell’Arte, che saranno almeno in parte dedicate a Caravaggio e ai caravaggeschi, mi sono imbattuto in uno studio del 1980 del grande italianista Giorgio Fulco, che mi ha rivelato due componimenti poetici di Marzio Milesi, giureconsulto e poeta amico di Michelangelo Merisi, che potrebbero avvalorare la potenziale scoperta da me fatta lo scorso anno a Monte Sant’Angelo sul passaggio per quel luogo di Francesco Boneri (meglio noto come Cecco del Caravaggio) e possibilmente del suo maestro.

di Gian Maria Cervo

 

 

Percorrendo la strada della curatela delle edizioni 2020 e 2021 del Festival Quartieri dell’Arte, che saranno almeno in parte dedicate a Caravaggio e ai caravaggeschi, mi sono imbattuto in uno studio del 1980 del grande italianista Giorgio Fulco, che mi ha rivelato due componimenti poetici di Marzio Milesi, giureconsulto e poeta amico di Michelangelo Merisi, che potrebbero avvalorare la potenziale scoperta da me fatta lo scorso anno a Monte Sant’Angelo sul passaggio per quel luogo di Francesco Boneri (meglio noto come Cecco del Caravaggio) e possibilmente del suo maestro.

Al di là dell’emozione del possibile riscontro provata leggendo i componimenti del Milesi, emozione che non ero riuscito a provare per lo shock, incontrando nel Santuario di Monte Sant’Angelo il graffito che recita “FRANCESCO BONERI BRESCIANO A 30 GIVGNIO 1600”, è bene, per rigore e correttezza, che ricordi, a me stesso e a chi legge, le caratteristiche dei componimenti poetici rinascimentali e barocchi: queste opere si contraddistinguono per un linguaggio allusivo, di natura quasi enigmistica, un po’ come i post che si scrivono oggi sui social contro nemici che non si possono nominare per non incorrere in querele o verso amici e congiunti con cui si intrattengono rapporti ad alta familiarità.

Questa similitudine rende molto affascinanti al lettore contemporaneo la lettura e la chiosa dei passi di questi componimenti. Limitandoci alle sole liriche del Milesi sulla pittura, si possono trovare esempi di questa attitudine
enigmistica nel sonetto per la favola d’Europa dipinta da Antiveduto Grammatica (quadro inedito) il cui
ultimo verso recita “Questi è vago pittor, anzi aveduto” o ancora negli sciolti per il ritratto inedito fatto da
Caravaggio al cardinale Serafino Olivier Razali in cui si gioca sui nomi del pittore e dell’alto prelato (vv. 1- 3
“Angiol esser doveva, / ch’a voi gran Serafino, /nove forme arrecasse, et nova vita”). E’ interessante ancora
soffermarsi sulla quartina composta dopo l’uccisione di Ranuccio Tomassoni da parte di Caravaggio sul
pittore:

“Quel che suol dare a mille forme vita
si vide a vivi corpi ancho dar morte.
Stupì Natura, che se morte e vita
rend’ella, e questi anch’ei dia vita e morte.”

I due madrigali dedicati al “Giovanetto Pittore allevo del Caravagio” si trovano inseriti in una raccolta di
rime che comprende undici componimenti direttamente dedicati a Michelangelo Merisi più due (i madrigali
appunto) legati tra loro, il primo dei quali contenente la citazione del nome di Caravaggio, tutti composti tra
il 1600 e il 1610. Nel 1980 Giorgio Fulco scrive di non essere in grado di identificare il giovane allievo a cui i
madrigali sono dedicati né di poter individuare con precisione l’anno di stesura. Nel 1980 era ancora ignoto
agli studiosi il vero nome di Cecco (che viene identificato nel 2001 dallo studioso Gianni Papi con Francesco
Boneri o Buoneri) e non sono sicuro che Cecco fosse stato identificato come modello ritratto nel
caravaggesco “Amor vincit omnia” (mi pare che sia Peter Robb nel suo romanzo docu-fictional “M” a far
emergere l’estratto del diario di Richard Symonds che identifica in Cecco il modello per l’opera) né mi pare
che fossero emersi tutti i documenti che attestavano la presenza di un “garzone” di nome Francesco a casa
di Caravaggio.

E’ il caso di riprodurre i testi dei due madrigali che chiamerò convenzionalmente I e II.

 

I
“Giovanetto Pittore allevo del Caravagio

O di sì gran Maestro,
discepolo pregiato,

ch’adeguar tenti, né già tenti in vano
con l’opre di tua mano,
quant’al mondo di bel Natura ha dato.
Siegui con tal principio in ogni parte,
ch’a la meta arrivar pocho è ne l’arte”.

II
“Giovanetto pittore eccellente

A la meta arrivar pocho è ne l’arte
ma chi, varchato il segno,
sen va tant’oltre, ove giungon sì rari,
di sommi honori e pregi ben fia degno.
Voi ch’al colmo n’andate in ogni parte,
e gite al par de più famosi e chiari,
onde in più fresca età, l’età vincete,
ch’altri v’ami et ammiri degno siete”.

Gli ultimi versi di quest’ultimo componimento (vv. 7-8 “onde in più fresca età, l’età vincete, / ch’altri v’ami
et ammiri degno siete”) sembrano alludere al modello dell’Amor Vincit Omnia. E del resto, con le
conoscenze attuali, sarebbe difficile identificare il giovinetto allievo di Caravaggio con qualcun altro: perfino
tra i caravaggisti della prima ora, Cecco è l’unico che, giovinetto –doveva avere circa 12 anni nel 1600-
potesse essere considerato un allievo vero e proprio e non un semplice seguace di Caravaggio (se pure
volessimo considerare i pittori Lionello Spada e Mario Minniti che posarono come modelli per Caravaggio
allievi del grande artista lombardo, essi non corrisponderebbero al profilo del giovinetto secondo gli
standard seicenteschi avendo rispettivamente 24 e 23 anni nel 1600).

Ma il verso che ai fini della possibile scoperta si presenta come interessante è quello che affratella i due
componimenti l’ultimo di I e il primo di II (“A la meta arrivar pocho è ne l’arte”). Si dà molto netta enfasi a
una meta e Monte Sant’Angelo, con il suo Santuario inaugurato secondo la tradizione non da un papa, né
da un cardinale, né da un vescovo, né da un prete ma dall’Arcangelo Michele in persona, allora ancor più di
oggi costituiva una delle maggiori mete di pellegrinaggio della cristianità.

E’ possibile che i due versi gemelli, posti in posizione eloquente, possano alludere al pellegrinaggio fatto da
Cecco e dal suo maestro con l’occasione del completamento dei due dipinti laterali della Cappella Contarelli
in San Luigi dei Francesi (peraltro celebrati dal Milesi in una selva poetica facente parte della stessa
raccolta)? Di certo, un pellegrinaggio nel 1600 doveva essere un avvenimento e non è difficile immaginare il
giureconsulto Milesi che dice a Cecco “a la meta arrivar pocho è ne l’arte” alla presenza del maestro Merisi
mentre l’adolescente racconta con slancio la visita di ringraziamento all’Arcangelo. Ma quest’ ultima
immagine resta il prodotto dell’immaginazione e chi scrive queste righe un drammaturgo, non uno studioso. Restano comunque degli indizi interessanti che spero il destino e lo studio porteranno me o altri ad avvalorare ulteriormente.

Se le mie congetture sono corrette, comunque, i due componimenti potrebbero essere collocati, a seconda dell’anno di gestazione e/o realizzazione dell’Amor Vincit Omnia, tra la seconda metà del 1600 e il 1602.

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