C'è un drago nel lago di Bolsena e si chiama Volta
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Non c’è da stupirsi se quasi tutti i paesi che circondano il lago hanno dei santi protettori “uccisori di draghi” e la situazione si ripete lungo il confine tra Lazio e Umbria, dove un tempo vivevano gli etruschi.

Nel lago di Bolsena c’è un mostro, o perlomeno in epoche antiche si diffuse questa leggenda. Leggenda che affonda le sue origini nella cultura degli etruschi, che con Porsenna sembra riuscirono addirittura a sconfiggerlo.

Stiamo parlando del mostro Volta, con le sue fauci terrificanti e le terribili lingue di fuoco. E proprio gli scavi archeologici hanno portato alla luce intorno al lago di Bolsena statuette in bronzo che raffigurano un drago. Plinio il Vecchio (Nat. Hist. II,140) racconta che il mostro Uoltam incendiava, recava panico tra la popolazione di Volsinii, distruggeva la campagna ecc.. Fu chiamato quindi Porsenna, aruspice e conoscitore dell’arte e della disciplina fulgurale, che evocando fulmini sconfisse e placò l’ira delmonstrum “Uoltam”.

Non c’è da stupirsi se quasi tutti i paesi che circondano il lago hanno dei santi protettori “uccisori di draghi” e la situazione si ripete lungo il confine tra Lazio e Umbria, dove un tempo vivevano gli etruschi. Questo perché la nuova religione, il cristianesimo, doveva fare i conti e superare la tradizione e i miti pagani molto radicati nella zona. Ancora oggi a Bolsena la leggenda del mostro Volta viene raccontata.

Dopotutto stiamo parlando di una zona vulcanica, dove fuoco e scosse telluriche hanno sempre spaventato le popolazioni locali. E cosa meglio dell’immagine di un drago poteva stare a simboleggiare gli aspetti più inquietanti della vita intorno al vulcano?

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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