“C’è bisogno di fabbricare macchine agricole”
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ROMA - Confagricoltura perplessa sull'esclusione dell'attività dal nuovo decreto, in un momento in cui il settore alimentare è sotto pressione.

ROMA – Il nuovo decreto del presidente del consiglio dei ministri (dpcm) firmato ieri sera, oltre a prorogare fino al 3 maggio le misure di contenimento attualmente in vigore, inserisce tra le attività che possono essere svolte anche alcune riguardanti il settore primario.

In particolare, si tratta della silvicoltura e utilizzo delle aree forestali; dell’industria del legno e dei prodotti in legno e sughero, nonché della fabbricazione di articoli in paglia e materiali da intreccio; del commercio all’ingrosso di concimi e fitofarmaci; della cura e la manutenzione del paesaggio, con esclusione delle attività di realizzazione.

Confagricoltura era intervenuta a più riprese per chiedere di superare l’impasse che ha determinato significative difficoltà operative per la filiera agricola e un notevole danno agli imprenditori interessati dei comparti che ora possono riprendere a lavorare, ed esprime pertanto soddisfazione per l’apertura a questi settori.

Tuttavia, alla luce del nuovo decreto, restano sospese le attività di fabbricazione di macchine per l’agricoltura, precedentemente consentite dal dpcm 22 marzo e successivamente sospese dal decreto ministero dello Sviluppo economico.

A riguardo, Confagricoltura è perplessa per le ripercussioni operative sulla filiera agroalimentare italiana in una fase così delicata per l’approvvigionamento alimentare del paese: sono numerose le segnalazioni di ordini di macchine agricole che non potranno essere prodotte dalle fabbriche e consegnate ai distributori. E ciò vale anche per la fornitura dei ricambi necessari per la riparazione delle attrezzature.

Confagricoltura auspica che si riesca a superare anche questo blocco, che compromette sia la positività delle misure inserite del nuovo decreto per il settore primario, sia la continuità dei servizi necessari all’agricoltura.

Confagricoltura

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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