Catello Miotto, definitiva la condanna per stupro
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VITERBO – Confermati i 3 anni e 4 mesi inflitti in appello all’ex ballerino di “Amici”.

VITERBO – Dopo dieci anni diventa definitiva la condanna a tre anni e quattro mesi per stupro inflitta in secondo grado all’ex ballerino di “Amici” Catello Miotto.

Era il 2010 quando Miotto fu arrestato a Viterbo con l’accusa di avere violentato e malmenato nella sua casa di Bagnaia una donna, oggi 43enne,  che era la moglie, separata, di un amico. 

La terza sezione penale della corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Miotto contro la sentenza con cui, nell’aprile 2019, la corte d’appello di Roma aveva parzialmente riformato la sentenza di condanna a cinque anni e mezzo di reclusione con cui l’11 marzo 2014 si era concluso, davanti al collegio del tribunale di Viterbo presieduto dal giudice Eugenio Turco, il processo di primo grado, celebrato a porte chiuse. 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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