

VITERBO – A Palazzo dei Priori è lapalissiana l’esistenza di un “caso Sgarbi”. L’assessore alla Bellezza è al centro di un’inchiesta giudiziaria per furto e auto-riciclaggio di opere d’arte. Una vicenda su sui è chiamata a fare luce, come giusto che sia, la magistratura. Chiaramente la politica deve fare i conti con quello che sta accadendo e nella seduta di consiglio comunale di ieri le opposizioni sono andate a “battere là dove il dente duole”.
Il sindaco di Viterbo, da parte sua, non si è nascosta dietro un dito. Chiaramente quanto sta accadendo genera imbarazzi vari ma la posizione espressa da Chiara Frontini è semplice e suona, in parafrasi, così: “Sgarbi non è soltanto assessore a Viterbo ma prima ancora sottosegretario alla Cultura del governo Meloni. Se la vicenda viene affrontata a più alti livelli tenendo le cose come sono e lasciando lavorare la magistratura non intendo fare diversamente a Viterbo. Se il governo prenderà provvedimenti in merito andrò ad allinearmi di conseguenza e se non dovesse farlo aspettiamo”.
Tra gli oppositori alla maggioranza Luisa Ciambella è stata l’unica a prendere di petto la questione sul piano dell’immagine per il Comune di Viterbo. Laura Allegrini (FdI) e Lina Delle Monache (Pd) hanno toccato la palla su un altro lato, quello dell’assenza dell’assessore in giunta e in consiglio. Altro tema sicuramente caldo a cui però il sindaco Frontini ha replicato che vanno considerati i risultati portati dagli assessori e su questo arriverà il momento di una valutazione generale, non solo su Sgarbi quindi.
Effettivamente pensare che una personalità come Sgarbi possa brillare per presenze in consiglio e in giunta è piuttosto limitante. La valutazione su personaggi del genere va fatta dal punto di vista di “cosa ha portato” a Viterbo. Valutazioni che richiedono altri parametri di giudizio. La domanda a cui dare risposta è: cosa sta facendo Sgarbi per il capoluogo della Tuscia? E’ molto? E’ sufficiente? E’ poco?

















