
Caso Rsa, al comune di Viterbo la scelta di disinnescare la bomba o farla esplodere. Non possono esserci vie di mezzo e la situazione è pesante, davvero pesante.
Basta prestare orecchio alle famiglie interessate per rendersene conto. Il cambiamento del quadro normativo ha creato una situazione tanto incredibile quanto penosa. Così circa un centinaio di famiglie di Viterbo rischiano di trovarsi in una situazione complicata.
All’origine di tutti i male la scelta della Regione Lazio di non sostenere più il servizio. Alla Pisana se ne sono letteralmente lavati le mani, scaricando tutto il peso sui comuni. Nel caso del capoluogo della Tuscia siamo passati dalla situazione del 2014, con fondi a sostegno dell’azione sulle Rsa pari a un milione e 890mila euro, a quella attuale: 450mila euro. Parliamo di una riduzione delle risorse pari al 75%. E se non è più il quadro delle istituzioni a pagare le rette le strade sono due: o i malati vengono mandati via dalle strutture o le famiglie pagano.
E devono farlo dal 2015, perché il quadro normativo è cambiato da più di un anno. Così le famiglie hanno iniziato a maturare debiti e oggi c’è già chi deve alle strutture Rsa 22mila euro, 18mila euro e via dicendo.
Ieri mattina in commissione l’amministrazione comunale aveva intenzione di approvare il regolamento con cui procedere alla distribuzione del sostegno comunale. Data la cifra troppo corta non si risolveranno i problemi di nessuno, o quasi.
Nel regolamento sono previste contribuzioni diverse in tre fasce di reddito. Per chi ha Isee tra zero e 4mila euro il Comune darà 500 euro al mese, da 4mila a 8mila 350 e da 8mila a 13mila 150. Per capire di cosa stiamo parlando è importante tenere a mente il costo mensile per un ricoverato in struttura Rsa: 59,20 euro al giorno per i malati gravi, pari a 1.800 euro al mese circa; 49 euro al giorno per i meno gravi, pari a 1500 euro al mese.
Se un malato ha una pensione minima di 500 euro, più un accompagno di altri 500 euro, nonostante gli ulteriori 500 messi dal comune matura comunque un debito di circa 300 euro al mese se grave. Arriva a coprire la cifra dovuta se non grave. Ma se la sua fascia di reddito Isee è più alta iniziano i guai. E chi ha un Isee tra gli 8mila e i 13mila euro non è certo un petroliere.
Il problema è serio e ieri in consiglio comunale ci sono stati anche attimi di tensione. C’è chi ha paura di essere costretto a vendere la casa di proprietà per far fronte ai debiti maturati e andare a dormire in strada.
Martedì la commissione si incontra con i familiari dei malati, raccolti nell’associazione Aforsat. Ma difficilmente questi ultimi accetteranno le proposte dell’amministrazione.
La verità è che i 450mila euro messi in bilancio per fare fronte a un problema così complicato sono poca cosa. E c’è chi grida allo scandalo: “Siamo considerati meno dei cani”. Infatti sul bilancio la voce di spesa per i canili ammonta a 700mila euro.


















