Caso Palamara, spunta il nome del procuratore Paolo Auriemma
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VITERBO - A riportare la notizia è il sito online dell'Espresso. Si prevedono sanzioni disciplinari.

VITERBO – Caso Palamara, spunta il nome del procuratore Paolo Auriemma per il quale si prevedono sanzioni disciplinari.

A riportare la notizia è il sito online dell’Espresso.

Secondo le accuse del procuratore generale Giovanni Salvi  “Paolo Auriemma al fine di assicurarsi l’elezione al consiglio di presidenza della giustizia amministrativa otteneva da Palamara di interloquire e di esprimere il proprio assenso o dissenso sulle pratiche del Csm in grado di avere ripercussioni sulla sua campagna elettorale”. 

Tra i messaggi citati da Salvi ci sarebbe anche quello del primo luglio 2018 con il quale “Auriemma segnalava a Palamara che suo cugino Gerardo Sabeone venisse proposto all’unanimità presidente di sezione della corte di cassazione (nomina poi avvenuta) onde evitargli altre figuracce con i suoi familiari”.

La procura generale della cassazione avrebbe esaminato migliaia di pagine di chat e intercettazioni, contestando a 27 toghe comportamenti non in linea con l’onorabilità della magistratura. E tra queste non ci sono solo i magistrati che hanno partecipato alla cena all’Hotel Champagne per parlare di nomine che il Csm era prossimo a fare nelle principali procure del paese, ma anche tanti magistrati che grazie a Palamara, avrebbero cercato di fare carriera e farla fare ai loro amici e in alcuni casi anche ai parenti.

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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