“Casa delle associazioni, i grottani vogliono risposte concrete”
Katia Scardozzi
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VITERBO - Katia Scardozzi, referente di Grotte S. Stefano per il movimento Viterbo 2020, sollecita l'amministrazione comunale.

VITERBO – Sul progetto della Casa delle associazioni di Grotte S. Stefano i grottani si aspettano risposte concrete.

Ci ha sorpresi invece la risposta dell’assessore Micci all’emendamento al bilancio presentato dal gruppo consiliare del Movimento Civico Viterbo 2020 che individuava dei fondi per un teatro tenda a disposizione delle tante realtà territoriali che ogni giorno si adoperano per organizzare eventi, iniziative e manifestazioni che rendano più vivo il nostro paese.

“Non è una priorità” si sono sentiti rispondere i grottani di fronte ad una proposta che aveva parere contabile favorevole e che prevedeva un investimento di 300mila euro.

Credo che questo debba essere spiegato ai tanti volontari impegnati nel sociale, nella cultura e nella promozione del territorio che non hanno uno spazio dove poter aggregare persone e che ci hanno rappresentato, a più riprese, come invece questo rappresenti una necessità non più rimandabile.

Per noi, che ci eravamo impegnati sulla questione nel corso della campagna elettorale, questa proposta resta un punto fermo sul quale continueremo a batterci per dare finalmente una casa alle associazioni del nostro ex Comune.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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