Carta di Pisa - Il Pd l'approva per i suoi iscritti in attesa che anche Palazzo dei Priori faccia il passo
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Carta di Pisa, il Partito Democratico anticipa il Comune di Viterbo e l'adotta per i suoi iscritti. Il primo a parlarne nella Tuscia è stato Francesco Serra.

Carta di Pisa, intanto l’approva il Partito Democratico di Viterbo e la rende valida per i suoi iscritti. Il tutto in attesa che anche da Palazzo dei Priori battano un colpo, adottando questo codice etico per tutti i consiglieri e amministratori comunali.

Il primo a parlarne alle nostre latitudini era stato il capogruppo del Pd in Comune Francesco Serra. Ma la faccenda era rimasta abbandonata nel dimenticatoio. Ieri sera invece è stata portata sul tavolo dell’unione comunale dei democratici. E il partito ha deciso di approvarla e applicarla al suo interno. In soldoni: chi sta nel partito deve rispettarla. Pena l’espulsione o delle sanzioni.

Il documento è stato pensato per essere rivolto agli amministratori pubblici che intendono rafforzare la trasparenza e la legalità nella pubblica amministrazione, in particolare contro la corruzione e l’infiltrazione mafiosa. Si tratta di codice etico messo a punto da ‘Avviso Pubblico’ (la rete nazionale degli enti locali per la formazione civile contro le mafie) con il contributo di un gruppo di esperti composto da amministratori locali, docenti universitari e funzionari della pubblica amministrazione.

La ‘Carta di Pisa’ può essere adottata con un atto del sindaco o del presidente della Provincia o della Regione, con una delibera di giunta o di consiglio, ma anche da un singolo consigliere su numerosi temi, come la trasparenza, il conflitto di interessi, il finanziamento dell’attività pubblica, le nomine in enti e società pubbliche, i rapporti con l’autorità giudiziaria e i rapporti con i mezzi di comunicazione, prevedendo tra l’altro anche sanzioni per un eventuale inadempimento, prevedendo nell’ordine il richiamo formale e la censura pubblica, fino alla revoca della nomina o del rapporto fiduciario.

Il codice è stato pensato per mettere al riparo la cosa pubblica anche dai conflitti d’interesse di chi amministra. Il tema era stato sollevato da Serra proprio in risposta alla situazione che vede Filippo Rossi sedere in consiglio comunale e al tempo stesso essere fondatore e nume ispiratore di un importante festival cittadino come Caffeina. Ricorderanno i nostri lettori le riflessioni sull’opportunità della presenza “dell’uomo del festival nel palazzo” (leggi qui).

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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