
di Francesco Mattioli
VITERBO – Caro Della Rocca, lei è matto.
Lei dice di doversi piegare al cambiamento, inteso come un processo ineluttabile che straccia le immagini e i costumi che avevamo nei decenni passati; e lei avrebbe pure ragione, il cambiamento non fa tornare indietro, neppure se conservatori, retrogradi e oligarchi d’ogni estrazione ci provano a restaurare il passato e sembrano perfino riuscirci contrabbandando i loro obiettivi per ordem e progresso, come si legge nella bandiera brasiliana (paese che non si è mai distinto come faro della democrazia).
Ma lei è matto se crede che la gente guardi a un futuro operoso; la gente guarda al proprio particulare e, se si concede una mezzoretta di partecipazione recandosi alle urne (ormai una minoranza), sceglie chi le promette ordem e progresso, pardon, panem et circenses. Lei è matto, signor Della Rocca, perché poi qualcuno la mette in croce per aver cercato di provocare l’attenzione dei viterbesi, delle amministrazioni regionali e comunali, su una delle peggiori lordure turistiche della città, fino a sbatterle in faccia una sentenza che dovrebbe far inorridire i fautori del cambiamento: era meglio quando si stava peggio.
Lei ha contato cinquanta iniziative durante le Feste? Non si fidi troppo, vedo accanto alla buona volontà e alla voglia di sopravvivere anche tanta improvvisazione. Comunque, si tenga stretto questo numero, perché in futuro saranno sempre di meno, c’è chi trama nell’ombra per soffocare quelle di cui nessun politico può menarne vanto per trarne vantaggio elettorale. Ma attenzione anche a chi pretende di fare senza saper fare; ormai è uno sport diffusissimo, che i social e la tivvù stanno facendo dilagare ovunque. La nostra è l’era dell’opinionista con qualche medaglietta di latta appesa al petto, non è più quella dell’esperto certificato; la sola certificazione che vale è quella dell’amico dell’amico che ha potere, che conta.
Il neo-rinascimento del XXI secolo? Ma dove l’ha letto? Vincono i Putin, i Trump, gli Orban e, nel nostro piccolo, quanto meno i Vannacci; vincono i Musk e gli sceicchi del Bahrein che lo fanno a colpi di dollari; vince il burocrate che muove tutto perché nulla cambi; vincono i costruttori mediatici di senso, ma del senso unico che piace a loro e che compiace i loro finanziatori; vince chi offre ordem e progresso, anche se è un ordine conformista e oppressivo e un progresso conseguito a spese dell’umano. E, mi consenta caro Della Rocca: sia chiaro, le città come le abbiamo conosciute noi, magari con un centro frequentato e vivace, sono destinate a finire.
Cambiano i costumi e i modi di consumare; anche nel turismo, che pretende Disneyland e forse via Condotti, più che la vecchia, cara e oggi improponibile piazza del villaggio, magari pittoresca sì, ma da consumare di sfuggita. Lei cita gli apocalittici e gli integrati di Umberto Eco: non esistono più neppure loro, o meglio cambiano facilmente e continuamente di casacca. E’ apocalittico chi non ha potere e aspira ad averlo ed è integrato chi ce l’ha. Più che Eco, occorrerebbe scomodare il Karl Mannheim di Ideologia e Utopia.


















