
VITERBO – Il Natale viterbese è finanziato dal Comune di Viterbo. Lo è anche San Pellegrino in Fiore, dove Palazzo dei Priori (con intelligenza) ha provveduto all’acquisto del marchio. Finanziata con le casse di via Ascenzi anche l’estate e il Settembre Viterbese. Poi ci sono diverse convenzioni in ballo con realtà che realizzano eventi culturali.
E il Carnevale Viterbese? Legittimo chiederselo visti i risultati raggiunti dagli organizzatori negli ultimi anni. Correva l’anno 2018 quando un gruppo di persone, riunite dalla volontà di Lucio Matteucci (Viterbo Civica) di fare rinascere la tradizione carnevalesca nel capoluogo, si dava da fare per la prima edizione. Di acqua sotto i ponti ne è passata e, fatta eccezione della parentesi Covid, l’iniziativa è crescita molto.
L’edizione di quest’anno ha fatto registrare numeri importanti, regalando sorrisi anche ai commercianti del centro storico e della zona Corso Italia, che è quella che sta faticando di più.
Un dato di fatto che renderebbe opportuno un ragionamento politico-amministrativo sul Carnevale Viterbese. Quanto accade oggi è infatti frutto essenzialmente del volontariato e il Comune, sebbene pronto a dare supporto logistico, non investe cifre vere nella manifestazione.
Un peccato perché se supportato da fondi il Carnevale Viterbese potrebbe immaginare di fare il salto di qualità. Intanto Matteucci & Co. si stanno muovendo con lungimiranza e hanno saputo costruire una fitta rete di rapporti anche con altre organizzazioni carnevalesche della provincia. Collaudato ormai il rapporto con Vitorchiano, stretta la mano al mitico Carnevale di Ronciglione (presente con un carro all’ultima sfilata), gli organizzatori dell’evento viterbese stanno dialogando anche con altri paesi della provincia.
La linea è quella di un capoluogo capace di rispettare le sfilate degli altri paesi evitando accavallamenti di eventi, ottenendo in cambio di diventare epicentro provinciale in alcune giornate.
Servirebbe maggiore struttura, una più ampia capacità di spesa per andare oltre ai risultati già conseguiti. Nell’ultima edizione sono state circa mille le persone che hanno dato vita alla mascherata, con alcune decine di gruppi in sfilata. Quello che manca ancora sono dei carri capaci di stupire e per quelli servono risorse. Iniziare da una convenzione da 20-25mila euro, come accade con altre realtà culturali della città, potrebbe essere un primo passo. Magari utilizzando un 5% dell’intero incasso della tassa di soggiorno. Parola a Palazzo dei Priori.


















