Carmina Burana infiamma Ferento: tra amore, destino e percussioni ancestrali
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Il 13 luglio al Teatro Romano di Ferento risuoneranno i Carmina Burana di Carl Orff, in uno spettacolo travolgente diretto da Gea Garatti Ansini con l’International Opera Choir. Un inno potente alla vita, al destino e al piacere, tra voci solenni e percussioni mozzafiato.

Se pensavate che l’estate fosse solo aperitivi e tormentoni, preparatevi a un cambio di frequenza. Il 13 luglio alle 21.15 il Teatro Romano di Ferento si trasformerà in un’arena sonora incandescente grazie ai Carmina Burana di Carl Orff, diretti da Gea Garatti Ansini con la forza tellurica dell’International Opera Choir.

Uno spettacolo che diventa invocazione collettiva alla Dea Fortuna, un rito musicale che attraversa epoche, anime e sensi. Non serve essere melomani incalliti per riconoscere l’iconico O Fortuna, usato in pubblicità, film epici come L’Ultimo dei Mohicani, e persino nei trailer più drammatici mai prodotti: quelle note sono pura vertigine, un montaggio emotivo che inizia e finisce sul filo dell’abisso.

Ma qui non si tratta solo di un pezzo celebre, bensì di un’opera totale. I Carmina Burana, scritti nel 1937 ma intrisi di spirito medievale, raccontano la vita in tutte le sue contraddizioni: l’estasi amorosa e la caducità dell’esistenza, la birra in taverna e le grazie della primavera, il sacro e il profano che si abbracciano sotto il cielo stellato.

Gea Garatti Ansini, con la sua consueta lucidità poetica, lo dice chiaramente: “Non è importante sapere chi abbia composto i Carmina Burana… l’opera riluce di vita propria”. È un brano che non invecchia, che si impone con la forza di una verità scomoda e affascinante. Lo stesso Carl Orff, del resto, dopo averla scritta, chiese di distruggere tutto il resto della sua produzione precedente. Aveva capito che con Carmina aveva toccato qualcosa che andava oltre lui.

La struttura è tripartita ma il risultato è un turbine unico:

-Primo vere, ode alla giovinezza e ai risvegli della natura;

-In taberna, dove si canta di eccessi, ubriacature e desideri carnali;

-Cour d’amours, l’elogio sensuale e beffardo dell’amore e dei suoi paradossi.

Sul palco, insieme al coro e alla direttrice, un ensemble di voci e strumenti capace di scuotere le rovine stesse del teatro romano: i pianisti Adamo Angeletti e Davide Martelli, le percussioni magistralmente affidate a Gioele Balestrini, Ludovico Venturini, Marco Germani e Luca Ventura, e i solisti Ariadna Vilardaga Gómez (soprano), Stefano Guadagnini (controtenore) e Daniele Adriani (baritono). A tenere le fila corali, Giovanni Mirabile.

La coproduzione porta la firma di Frequenze & Armonici APS e Ut Re Mi APS, due realtà che si confermano custodi intelligenti della bellezza musicale.

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