
VITERBO – C’è un fronte nel fronte al Covid-19. E’ tenuto saldamente da un gruppo di volontari che fanno parte della Caritas Diocesana. Sono gli “eroi di ogni giorno e di ogni ora”, per parafrasare parole recenti di Papa Francesco. Una realtà che per fronteggiare la nuova situazione che si è aperta a inizi marzo ha dovuto riorganizzarsi ma che non ha mollato di un centimetro, anzi ha conquistato spazi e capacità di accoglienza.
Lo stato d’emergenza ha imposto di rivedere le azioni già svolte: la mensa, il dormitorio, l’ascolto, la distribuzione dei pacchi alimentari. Alla guida di questa riorganizzazione Luca Zoncheddu, direttore Caritas Diocesana di Viterbo. La mensa di Porta San Leonardo è stata adattata alle nuove necessità. Gli ospiti vengono fatti entrare uno alla volta, viene misurata loro la temperatura. Si siedono uno per ogni tavolo e il posto viene ogni volta igienizzato dai volontari. La realtà continua a servire, ogni giorno, una quarantina di persone. La Tenda è stata invece chiusa e trasferita presso il Monastero di Santa Rosa, che in questa fase è stato messo a disposizione per essere di fatto una sorta di quartiere generale della Caritas. All’interno sono state attrezzate quindici camere singole con bagno privato e c’è una camera adatta a ospitare una famiglia.
Sempre al Monastero è stato spostato il centro d’ascolto. Un cambio è stato ritenuto opportuno anche presso i volontari. “Abbiamo preferito mettere in pausa chi è più avanti con l’età e che quindi rischia di avere maggiori problemi dall’incontro con il virus. Abbiamo trovato tanti giovani straordinari che sono venuti in soccorso”, spiega Zoncheddu.
Quello che registrano è un cambio della povertà. “Quelli che oggi si presentano da noi non sono i poveri a cui eravamo abituati ma stanno arrivando altre situazioni ridotte alla fragilità dalla nuova crisi che la pandemia del Coronavirus sta innescando”. A pronunciare queste parole è sempre Zoncheddu. “Arriva la signora anziana – continua il direttore Caritas Viterbo – che ha perso in questi giorni il marito e magari non ha una sua pensione e non ha ancora ricevuto la reversibilità. Così come il negoziante che già se la passava male prima ma almeno riusciva a fare la spesa, ora con la serrata giustamente imposta ha difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena. Sono tanti i casi che si stanno rivolgendo a noi per la prima volta. Più di metà di questi sono cittadini italiani”-
Ma c’è un ulteriore livello del problema: il ceto medio finito in una situazione di difficoltà che si vergogna e tende a chiudersi e non chiedere aiuto. “Lancio un appello a tutti, un invito – così Zoncheddu -. E’ sbagliato considerare la mensa della Caritas come un luogo della povertà. Dobbiamo superare culturalmente questo stigma. La nostra mensa va letta da tutti come una riserva per permettere a chi non ce la fa di affrontare meglio la crisi. Chi ha qualsiasi tipo di problema venga pure da noi”.
Intanto Caritas ha intensificato sul territorio, coordinandosi con tutte le realtà locali del Terzo Settore, la consegna dei pacchi alimentari a chi è in difficoltà. Il Centro Diocesano riceve su appuntamento al cellulare 3534056490, per evitare l’affollamento di persone.


















