Cardarelli, il gabbiano che non riusciva a posarsi
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Nato a Tarquinia, Vincenzo Cardarelli è uno dei grandi poeti italiani del Novecento e uno degli uomini che meglio hanno trasformato la solitudine in poesia.

IL DOMENICALE – Ci sono poesie che hanno bisogno di molte pagine per essere spiegate e altre che riescono a entrare dentro una vita con pochissime parole. Gabbiani di Vincenzo Cardarelli appartiene alla seconda categoria.

Cardarelli nacque nel 1887 a Corneto, quella che oggi chiamiamo Tarquinia, e con quella terra ebbe un rapporto tutt’altro che semplice. La provincia, l’infanzia difficile, il desiderio di partire, Roma, il giornalismo, la letteratura, gli incontri con alcuni dei protagonisti della cultura italiana del Novecento… Però quel paesaggio originario non scomparve mai completamente, forse perché possiamo allontanarci dai luoghi nei quali siamo nati, ma non sempre riusciamo a liberarci dello sguardo che quei luoghi ci hanno consegnato.

In Gabbiani Cardarelli osserva gli uccelli del mare e finisce inevitabilmente per parlare di sé stesso. Il gabbiano vola, cerca, si sposta, sembra libero, ma quella libertà porta con sé qualcosa di inquieto. Non è il volo trionfante dell’aquila, non è l’immagine dell’uomo che domina lo spazio. È piuttosto un movimento continuo, quasi l’impossibilità di trovare un approdo definitivo ed è probabilmente questa la ragione per cui una poesia tanto breve continua a essere letta. Chi non si è sentito almeno una volta un gabbiano?

Ci sono persone che trascorrono la vita cercando qualcosa che non riescono neppure a definire con precisione. Cambiano città, lavoro, relazioni, interessi, cercano riconoscimento, sicurezza, affetto, qualche volta semplicemente pace. Pensano che il punto d’arrivo sia dietro la curva successiva, poi raggiungono quella curva e ne compare immediatamente un’altra.

Cardarelli aveva capito che esiste una solitudine che non dipende necessariamente dall’essere soli. Si può vivere circondati da persone e continuare a sentirsi in viaggio, si può avere una casa e non sentirsi completamente a casa, si possono possedere certezze e continuare ad avvertire dentro una parte inquieta che non smette di fare domande. Forse è proprio qui che Gabbiani diventa sorprendentemente contemporanea.

Viviamo nell’epoca della connessione permanente e contemporaneamente sembriamo avere sempre più difficoltà a fermarci: scorriamo immagini, cambiamo conversazione, inseguiamo notifiche, appuntamenti, informazioni… Ci viene continuamente suggerito che altrove esiste qualcosa di più interessante di ciò che abbiamo davanti.

Il gabbiano di Cardarelli non aveva naturalmente uno smartphone, ma quell’inquietudine la conosceva benissimo. C’è un’altra ragione per cui questa poesia dovrebbe interessarci particolarmente nella Tuscia: Cardarelli non è soltanto un poeta italiano nato casualmente a Tarquinia, è una parte della nostra identità culturale. Però quante volte raccontiamo davvero questo patrimonio?

Tarquinia è conosciuta in tutto il mondo per gli Etruschi, per le necropoli, per le tombe dipinte, per il paesaggio che scende verso il mare. Molto meno viene percepita come la città nella quale nacque uno dei poeti più importanti del Novecento italiano.

È un problema che riguarda l’intera Tuscia. Abbiamo personaggi, vicende, opere, luoghi e memorie straordinarie, ma troppo spesso li conserviamo separatamente, quasi fossero oggetti dentro tante piccole teche comunali. La cultura, invece, diventa patrimonio vivo quando viene raccontata.

Immaginiamo un visitatore che arrivi a Tarquinia per vedere gli Etruschi e scopra anche Cardarelli. Immaginiamo percorsi nei luoghi del poeta, letture, incontri, installazioni discrete nel paesaggio, una rete che colleghi letteratura, archeologia e territorio. Non servono grandi opere, servono idee e continuità, perché il turismo culturale non nasce soltanto dai monumenti: nasce dalle storie che riusciamo a costruire intorno ai monumenti, alle città e agli uomini che le hanno abitate.

Cardarelli ci consegna una storia bellissima, quella di un uomo partito dalla Tuscia che avrebbe attraversato la cultura italiana continuando a portarsi dentro la propria inquietudine: un uomo che guardando i gabbiani comprese qualcosa che riguarda tutti noi. Forse trascorriamo una parte della vita cercando il luogo nel quale finalmente riusciremo a posare le ali.

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