Carcere di Mammagialla, aumenta il sovraffollamento (+176%)
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I numeri non lasciano spazio a equivoci: il carcere Mammagialla di Viterbo soffre di un serio sovraffollamento pari a un +176%. Nonostante le misure deflattive dell’affollamento penitenziario adottate dal governo sta riprendendo a crescere il numero dei detenuti nelle carceri del Lazio.

I numeri non lasciano spazio a equivoci: il carcere Mammagialla di Viterbo soffre di un serio sovraffollamento pari a un +176%. Nonostante le misure deflattive dell’affollamento penitenziario adottate dal governo sta riprendendo a crescere il numero dei detenuti nelle carceri del Lazio.

Lo stesso edificio non si presenta idoneo a sottostare ad una grande richiesta di posti letto e di spazi per le attività dei detenuti, rivelando gravi carenze abitative e di spazio vitale per chi vive all’interno. Confrontando i dati dal 31/12/2016 al 31/12/2017, il sovraffollamento in un anno risulta essere aumentato di ulteriori 108 detenuti. La maggior parte dei reclusi nel carcere viterbese, sono stranieri che arrivano in città già da un altro carcere della Penisola con episodi di sovraffollamento e si trovano a dover fronteggiare emergenze di tipo abitativo, ma anche problematiche sociali che rendono difficile in rinserimento nella società.

E’ noto, invece, per il personale di Polizia Penitenziaria il deficit qualitativo dell’attività lavorativa nell’ambito degli Istituti Penitenziari, dove il lavoratore si trova ad essere, in molti casi, attore di disagi operativi. Questi sono causati dal sovraffollamento, dall’inadeguatezza edilizia delle strutture penitenziarie e dalla crescente carenza di risorse umane, determinata sia dalla fuoriuscita di personale per raggiunto diritto alla quiescenza che dal mancato turn-over.

I problemi di vivibilità del carcere di Mammagialla di Viterbo, infatti, riguardano sia i detenuti che scontano pene più o meno lunghe a seconda del reato, ma anche gli agenti che vivono a contatto con essi e che, sempre più spesso, si trovano a fronteggiare emergenze di vario tipo andando incontro a problemi anche di incolumità personale.

Utilissimo e fondamentale il lavoro delle tante associazioni di volontariato che operano, su vari fronti, all’interno del carcere viterbese che assicurano una attività ricreativa e riabilitativa, ma anche un aiuto psicologico e morale a coloro che hanno interrotto anche da molto tempo il contatto con l’esterno e che si trovano ai margini di una
società sempre più in crescita veloce.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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