







di Simona Monti
CAPRAROLA – (foto di Simona Colletta) Caprarola è un paese che si racconta senza parole. Lo fa con i suoi noccioleti che disegnano le colline, con le chiese antiche, con le mani della sua gente, capaci di passare con naturalezza da una zappa a uno strumento musicale, o a una penna.
Lo fa anche con la sua lingua, un dialetto che non si parla, si canta: lieve, musicale, inimitabile per chi non vi è nato. E lo fa, soprattutto, con una strada che la taglia in due come una linea retta di orgoglio: via Filippo Nicolai, per l’anagrafe. Ma per i caprolatti è, e resterà, semplicemente “lo deritto”.
È su questa via che si erge Palazzo Farnese, il gioiello architettonico che domina e definisce Caprarola. Un’opera di rara bellezza, cuore a forma di pentagono incastonato nel ventre del paese, costruito tra il XVI e XVII secolo su volere della potente famiglia Farnese. Doveva essere fortezza, divenne palazzo, un parto monumentale che chiese molto ai suoi abitanti ma che oggi, con i suoi affreschi e i giardini geometrici, rappresenta un capolavoro del Rinascimento italiano.
Ma ciò che rende questa storia ancora più affascinante è quello che il palazzo nasconde ai suoi lati, tra la vegetazione, come un segreto non detto: le cave originarie da cui venne estratto il materiale per la sua costruzione. Due nomi, Grotta Marzecca e Grotta Giocarelli, riemergono oggi dalla memoria e dal bosco. La prima si trova a nord-est della “deritta”, la seconda a sud-ovest, nel rione Corsica. Dalle loro viscere vennero estratti blocchi di tufo e pozzolana, essenziali per erigere i muri di contenimento dei giardini e della struttura principale del palazzo, sotto la guida di due grandi architetti: Antonio da Sangallo il Giovane, prima, e Jacopo Barozzi detto il Vignola, dopo.
Alla fine dei lavori, Grotta Marzecca lasciò dietro di sé una cavità di circa 7.000 metri cubi, che nei secoli cambiò volto e destinazione: rifugio per briganti, stalla rurale, rifugio bellico durante la Seconda guerra mondiale, fungaia negli anni ’60. Poi, lentamente, l’abbandono e il silenzio.
Fu proprio la grotta a farsi riscoprire nel 2009. A causa di cedimenti strutturali potenzialmente pericolosi per l’antico acquedotto Tre Cannelle, venne avviato un cantiere di consolidamento e messa in sicurezza. Ma il rischio fece anche da scintilla: l’ombra del palazzo tornò a parlare.
Grazie all’impegno e alla tenacia di Pierluigi Capotondi, per tutti Kaciaro, caprolatto appassionato di storia locale, con il supporto del Comune di Caprarola e della Lega Ambiente, venne avviato un progetto di valorizzazione: pulizia dei sentieri che conducono alle cave, studi geologici e storici, ricerche d’archivio che hanno permesso di ricostruire l’anima più nascosta del Palazzo Farnese.
Durante queste ricerche, è emerso anche un documento di rara bellezza: un disegno del pittore e paesaggista Ludovico Carracciolo (1761–1842), che ritrae l’ingresso della Grotta Marzecca. Carracciolo, giunto a Caprarola attraverso via dei Castagneti, ne fu così colpito da voler immortalare quella visione in uno schizzo, oggi preziosa testimonianza del valore storico e paesaggistico del luogo.
Caprarola oggi non è solo ciò che si vede: il palazzo, la via dritta, i tetti in pietra. È anche quello che sta sotto, nel buio umido delle cave, nella fatica degli uomini che scavarono pietra su pietra per costruire la bellezza. Riscoprire Grotta Marzecca e Grotta Giocarelli significa onorare le radici materiali di un’opera immateriale, e ridare voce a quella parte di storia che per secoli ha sostenuto il peso della gloria senza mai chiederne il merito.
Merito va riconosciuto invece, a chi come Pierluigi Capotondi detto Kaciaro e Vincenzo Ridolfi Valentini, spinti da pura passione con opera di volontariato, oggi accompagnano i visitatori in questo viaggio sotterraneo fatto di storia viva, non scritta nei manuali scolastici ma tramandata con passione e cura, come un ricamo paziente intrecciato dalle mani sapienti degli abitanti del luogo. Le grotte attendono solo di essere raccontate a chi ha voglia di ascoltarle. Ma perché questo possa avvenire in sicurezza e continuità, è necessario intervenire con opere di adeguamento e messa in sicurezza, dotando il percorso di protezioni idonee che ne consentano la piena fruibilità.
In fondo, ogni palazzo ha la sua ombra. Caprarola, oggi, ha scelto di illuminare anche la propria, ed è giusto che tutti possano finalmente vederla.



























