
EDITORIALE – Comunque vada sarà un successo perché la verità è che anche se non vinci da questo genere “di gare” ottieni pur sempre dei benefici in termini d’immagine. Allora candidare Viterbo a Capitale Europea della Cultura è una mossa che un senso ce l’ha. Il nome della città girerà, sarà notato dal circo stampa nazionale e internazionale e l’azione andrà a dare sostanza alla crescita turistica del territorio.
Se chi amministra avrà visione si ritroverà tra le mani anche un piano di gestione sul fronte culturale, che potrà aiutare molto a iniziare a fare le cose con metodo. Perché vogliamo darvi una notizia, che sfidiamo il potere politico locale (quello che ha deciso tutto negli ultimi 50 anni) a smentire: la dimensione culturale di Viterbo e le sue politiche e la sua crescita non sono stati mai affrontati in maniera metodica e tecnicamente seria. Si sono affastellate nei decenni azioni, linee d’indirizzo, casualità. Un bel polpettone, poco gustoso purtroppo e anche scarsamente nutriente.
Ma almeno un punto vero andrebbe messo a canestro. Uno di quei punti da tre che ti fanno dire “si è vero la partita l’abbiamo persa ma guarda te che ciuffo” e poi si va tutti a festeggiare la sconfitta al McDonald. Proprio come hanno sempre fatto i viterbesi cestisti che nei decenni scorsi sono andati a giocare partite di campionato tra i diavolacci romani. Sconfitti ma contenti, col canestro da tre da incorniciare e raccontare ai posteri, e un bel Mcmenù sul vassoio.
E il canestro da tre, che questa volta possiamo costruire proprio con “i diavolacci romani”, si chiama Polo Unico delle Biblioteche di Viterbo. Si chiama una biblioteca che, come ha scritto il bravo Pietro Giordano su La Fune, possa diventare centrale. Possa essere aperta nei fine settimana. Possa essere aperta la sera in determinati giorni. Possa essere luogo dove i ragazzi si incontrano e costruiscono senso e comunità.
Un tiro da tre da sogno, di quelli che te lo rivedi mentre dormi e ti svegli bagnato. La prima volta che, da provinciale, entrai in una biblioteca di notte ero a Parigi. Certo Viterbo non è Parigi ma noi abbiamo dalla nostra, almeno stavolta, “i diavolacci romani” che dalla Regione possono sostenere le nostre fragili finanze da provinciali e fare anche loro, per una volta, una scommessa su Viterbo.
Chi può, di quelli del potere intendiamo, ci metta le mani. Sindaca, consiglieri regionali, onorevoli signori parlamentari (viterbesi d’elezione o di nascita o entrambi). Un punto da tre. Almeno quello. Che Jordan Rocca sia con noi!


















