

Candidatura di Viterbo a capitale europea del volontariato, un lavoro costruito dal basso. Dopo la batosta incassata dal Comune di Viterbo sulla candidatura della città al titolo di capitale italiana della cultura si spera su un altro riconoscimento nell’ambito del volontariato.
E questa volta, al di là del risultato, la cosa importante è il metodo che si sta utilizzando. Se il dossier bocciato dal ministero dei Beni Culturali è stato figlio di una fusione a freddo tra diverse idee e costruito a un tavolo ristretto a pochi quest’altra volta le cose stanno andando per il verso opposto.
Proprio mercoledì, presso la struttura de La Casa delle Arti, si sono svolte le commissioni tematiche sul volontariato. Nel mese di luglio ci sarà un altro incontro, così come ce ne sono stati nei mesi precedenti. Da questi tavoli stanno venendo fuori idee e proposte per la candidatura di Viterbo, che sarà presentata entro fine settembre.
Quattro le aree in cui si è diviso il tutto: coesione sociale, disabilità, primo soccorso e donazione organi. Questi incontri sono aperti a tutte le associazioni impegnate nel terzo settore, che in città sono circa 100. Da diversi mesi a questa parte, nel silenzio, hanno costruito una relazione tra loro, organizzato eventi significativi e ben riusciti come le feste del volontariato e avviato un cammino che di fatto rappresenta un vero e proprio modello.
Modello su cui ha insistito parecchio il consigliere delegato al volontariato Marco Ciorba, eletto ieri presidente del consiglio.
E lo stesso aveva commentato in occasione dell’ultimo festival così la candidatura a capitale europea del volontariato: “La piccola Viterbo si mette in gioco con le grandi città d’Europa. Il titolo è andato nelle passate edizioni a realtà come Madrid e Lisbona. Però siamo una città dove si è lavorato bene da tanti anni, almeno dal 1990. Confidiamo di arrivare tra i primi quattro”.
Comunque vadano le cose in questo caso la vittoria è già in quello che si sta costruendo in città: una rete tra le associazioni. Cosa che nel settore cultura non è stato possibile fare perché l’amministrazione comunale ha scelto di non farlo e cassato ogni richiesta in questa direzione. In nome di cosa non lo abbiamo ancora capito, così come potrebbero non averlo capito nella commissione ministeriale.

















