Capitale della cultura, la "gatta presciolosa" e i 4 amici/nemici al bar
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La candidatura di Viterbo a capitale della cultura non è certo una partita facile, ma anche il modo in cui la città è stata messa in campo non aiuta.

Capitale italiana della cultura, la cattiva politica obbliga la città a una corsa contro il tempo per preparare la candidatura. E lo dice il proverbio, “la gatta presciolosa fece i figli ciechi”. Questo non vuol dire che siamo destinati a perdere, le strade della politica sono infinite e non sempre il merito è il vero parametro su cui si giocano le competizioni.

Sta di fatto che il Comune di Viterbo ha annunciato il pool dei 20 saggi durante il consiglio comunale del 12 marzo. Il primo loro incontro si è invece tenuto questo martedì. E’ vero, come ha dichiarato il sindaco in un’intervista a un qualche giornale locale, che il bando è stato messo on line dal ministero appena il 12 febbraio.

Però c’è da fare tutta una serie di analisi da fare. Dal 12 febbraio al 12 marzo ci passa un mese, un bel po’ di tempo comunque. Ma c’è di più. Infatti già a dicembre l’allora presidente del consiglio Filippo Rossi aveva spronato il consiglio ad approvare una mozione per dare vita subito a un pool operativo pronto a lavorare alla candidatura (leggi).

Era infatti già nota da ottobre 2014 la notizia che ogni anno sarebbe stata individuata una capitale italiana della cultura, a partire dal 2016. Già a dicembre Rossi aveva chiesto al sindaco di costituire un pool, incaricato di stilare il dossier di candidatura, composto dagli assessori locali a Cultura, Sviluppo Economico e Centro Storico. Un nucleo al quale, così aveva indicato, è possibile affiancare tecnici ed esperti del settore.

Poi il silenzio e l’annuncio, a bomba, e a un pugno di giorni dalla scadenza del 31 marzo della nascita del comitato. Comitato creato a freddo, calato dall’alto. Sarebbe servito tanto, per esempio, un esperto di comunicazione e marketing. La prima cosa di cui si è preoccupata Spoleto è stata il logo e lo slogan della propria candidatura. Magari avrebbe fatto comodo anche qualche giovane, categoria completamente tagliata fuori.

Insomma, la classica “gatta presciolosa” viterbese. Quando invece ci sarebbe stato tutto il tempo, quando invece si sarebbe potuta cogliere l’occasione per costruire una candidatura della città nella città e insieme alla città. Con più partecipazione e meno scene da “quattro amici/nemici al bar”.

Ma forse c’è chi ancora pensa che i cittadini servano soltanto a una cosa, riempire le schede elettorali ogni cinque anni, salvo incidenti di percorso.  

 

P.s. Essere contro la città non vuol dire mettere in evidenza i problemi e le cose strane. Essere contro la città vuol dire utilizzare metodi bizantini e un po’ datati.

 

 

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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