Capitale della cultura, Cinque Stelle: "Dall'amministrazione solo coinvolgimento di facciata, serve la Consulta della Cultura"
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Il Movimento illustra una propria lettura dell'incontro tenuto il 3 maggio tra l'amministrazione e gli operatori culturali della città. I pentastellati ne approfittano per rilanciare l'idea di costituire una consulta della Cultura, come già esiste da anni per il Volontariato.

“Viterbo capitale della cultura o della tempura?”, se lo domanda il Movimento Cinque Stelle. Che spiattella una propria lettura dell’incontro tenuto il 3 maggio tra l’amministrazione e gli operatori culturali della città. I pentastellati ne approfittano per rilanciare l’idea di costituire una consulta della Cultura, come già esiste da anni per il Volontariato.

“Tutti commettono degli errori ed è per questo che esiste una gomma per ogni matita. Questo noto proverbio giapponese dovrebbe avere una valenza universale, invece pare che si applichi alla civiltà tutta tranne che alla giunta viterbese dove o è terminata la gomma oppure se la sono persa. Vi diciamo questo perché mentre aumenta il consumo di sushi e tempura nella terra dell’acquacotta e della susianella, i nostri amministratori più acculturati ci riprovano con il loro instancabile ottimismo a candidare Viterbo a capitale della cultura 2018.

Ovviamente non rileviamo alcunché di errato nella scelta di ritentare la fortuna anche quest’anno, ma speravamo tutti che, dopo la figuraccia dell’anno precedente dove l’equipe di esperti di cui si è avvalso il comune per redigere il progetto si era distinta per essere uscita fuori tema e aveva suscitato innumerevoli e sacrosante polemiche da parte delle associazioni del comparto culturale che non erano state interpellate in merito, i nostri amministratori avessero carpito il segreto dell’insuccesso e ne avessero fatto tesoro.

Invece no, così come li avevamo lasciati, li abbiamo ritrovati nonostante i goffi tentativi di camuffare il loro consolidato e ormai rinomato modus operandi. Così il 3 maggio, di fronte ai soliti protagonisti e detentori indiscussi del comparto culturale amministrativo, sono state convocate a Palazzo dei Priori tutte le associazioni di settore, per esporre i loro punti di vista in merito al progetto del comune di candidare Viterbo a capitale della cultura, con l’evidente scopo di dare una parvenza di inclusività cittadina e di evitare le solite fastidiose polemiche che guastano gli umori e gli appetiti dei nostri amministratori.

Noi siamo certi che questo sia stato un proforma, perché sapendo che il termine ultimo per la presentazione dei progetti è fissato al 31 maggio, non riusciamo a dare altre spiegazioni se non quella di una farsa. Che senso ha chiamare le associazioni a meno di un mese dalla scadenza della presentazione dei progetti per chiedere loro opinioni, pareri o consigli in merito? Noi vorremmo tanto sbagliarci, ma ci sembra un po’  il classico gesto per ripulirsi la coscienza e mettere le mani avanti; un modo per chetare le eventuali critiche da parte di chi avrebbe voluto dire la sua e avrebbe magari apportato un grosso contributo alla causa.

Non vorremmo essere sempre noi i guastafeste, ma questo goffo tentativo di inclusione sociale da parte dei nostri amministratori può voler dire solo due cose ossia che il progetto è già pronto nel cassetto oppure che sono in alto mare con il progetto. Noi ovviamente speriamo di sbagliarci e ci auguriamo il meglio per Viterbo e i viterbesi e a prescindere da come andranno le cose, da promotori primari della consulta della cultura per Viterbo, continueremo a spingere affinché il Comune si decida a istituire un reale e consolidato organo culturale costituito da tutti i protagonisti del settore, per creare una proficua sinergia con il territorio e i cittadini e mettere la parola fine a questi teatrini insipidi volti a celare i propri interessi, perché come direbbe A. Camus “Senza cultura e la relativa libertà che ne deriva, la società, anche se fosse perfetta, sarebbe una giungla. Ecco perché ogni autentica creazione è in realtà un regalo per il futuro”, il futuro dei nostri figli”

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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