Campo di basket pubblico de La Quercia con i canestri rotti
Foto campo da basket La Quercia
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VITERBO - Lo stato generale dei parchi pubblici viterbesi lascia piuttosto a desiderare. Ci domandiamo se a Palazzo dei Priori abbiamo mai immaginato di attivare un servizio di supervisione e manutenzione dei parchi e giardini. Esiste un capitolo di bilancio dedicato a questo?

VITERBO – Il campetto pubblico di basket de La Quercia ha i canestri rotti, per la verità uno su due. Non è certo una novità e quel pezzo di città, frequentato da generazioni di viterbesi, ha attraversato anche periodi di degrado maggiore. Ma questo non può essere una giustificazione e un invito ad accettare con rassegnazione il degrado. 

Lo stato generale dei parchi pubblici viterbesi lascia piuttosto a desiderare. Ci domandiamo se a Palazzo dei Priori abbiamo mai immaginato di attivare un servizio di supervisione e manutenzione dei parchi e giardini. Esiste un capitolo di bilancio dedicato a questo? A quanto ci risulta no e quindi siamo a chiedere a qualche consigliere comunale di buona volontà – magari uno di quelli impegnato più per la città che per la propria propaganda distruttiva verso altri e funzionale ad accreditarsi (nella mente degli sciocchi) come bravo lui o brava lei – di farsi promotore della cosa in maniera da rendere strutturale la cura degli spazi pubblici.

Si tratta infatti di luoghi frequentati da bambini e ragazzi ed educarli al bello e alla cura delle cose ci consegnerebbe cittadini migliori domani. Al contrario farli crescere nell’incuria, tra giochi rotti e magari sporcizia ci complicherà sicuramente l’esistenza in futuro. Lo dicono gli studi di sociologia che qualcuno dovrà pure prendere in considerazione mentre amministra la cosa pubblica. 

A un consigliere, di maggioranza o di opposizione, affidiamo la richiesta di questo giornale per i parchi pubblici di Viterbo. Intanto, nell’urgenza, c’è un canestro da sostituire a La Quercia. Ci auguriamo non servano anni per farlo, intanto suggeriamo di attivarsi alla consigliera Maria Rita De Alexandris, visto che ha la delega “alle piccole cose”. Un paio di viti e un cerchietto con della rete in plastica possono fare molto per la qualità di un pomeriggio di qualche ragazzo. 

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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