Viterbese - Camilli attacca amministrazione e ambiente: “In questa città non c’è futuro per il calcio”
Piero Camilli
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Secondo tanti tifosi questo sfogo sarebbe un prologo all’addio alla Viterbese da parte di Camilli, che già qualche mese fa, poco dopo la promozione tra i professionisti aveva manifestato il fastidio per l’assenza delle istituzioni, che poi erano corse ai ripari.

Poco pubblico e amministrazione lontana: il patron della Viterbese torna a sentenziare sulle condizioni con cui è costretta a sopravvivere la squadra di calcio di cui la sua famiglia è proprietaria. Nonostante la buona posizione in classifica, Piero Camilli a Radio Verde ha espresso parole molto dure nei confronti dell’ambiente. Secondo quanto riportato da ViterboNews24, Camilli avrebbe dichiarato che “in questa città non c’è futuro per chi ha voglia di fare calcio ad un certo livello ed una certa maniera”.

La città sarebbe indifferente, secondo il patron, pochi i tifosi e gli altri “non posso andare a prenderli a casa”. Non è solo il calore a mancare, ma anche le infrastrutture: “I giocatori costretti a spostarsi ogni giorno, oggi su un campo, domani su un altro, per allenarsi. E’ inconcepibile e non qualificante”.

Condizioni che farebbero della Viterbese come la squadra “messa peggio di tutta la Lega Pro”. Problemi anche per il campo, lasciato seccare dalla mancanza di una gestione oculata, e la mancanza dell’illuminazione artificiale che non permette di disputare partite in notturna, a causa della mancanza di fondi. Nonostante le note difficoltà di cassa, a Camilli “rimane difficile comprendere come sia possibile che ciò avvenga in un comune come quello di Viterbo”.

Secondo tanti tifosi questo sfogo sarebbe un prologo all’addio alla Viterbese da parte di Camilli, che già qualche mese fa, poco dopo la promozione tra i professionisti aveva manifestato il fastidio per l’assenza delle istituzioni, che poi erano corse ai ripari.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

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