Calisti (Federlazio): "Il Covid ha avuto un impatto drammatico sul nostro sistema produttivo. La possibile terza ondata ci spaventa"
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VITERBO - Il presidente di Federlazio commenta la fotografia scattata sul sistema produttivo del territorio e guada al futuro tra la necessità di tenere i nervi ben saldi e una serie di misure che il governo dovrebbe garantire per scongiurare una terza ondata.

VITERBO – “I fattori considerati dall’indagine della Federlazio sulle conseguenze del Coronavirus, e cioè tutti i principali indicatori dell’attività aziendale, sono risultati tutti in pesante contrazione, confermando che l’emergenza epidemiologica, oltre ad avere un fortissimo impatto a livello sanitario, ha avuto e continua a comportare drammatiche conseguenze sul nostro tessuto produttivo, incentrato sulla Piccola e Media Impresa – commenta così la fotografia scattata sul sistema produttivo del territorio il presidente Federlazio Gianni Calisti -.

La situazione è precipitata in pochi giorni, dopo che il mondo delle PMI si era da poco messo alle spalle la peggiore crisi economica di sempre, esplosa nel 2008, che aveva lasciato sul campo un cospicuo novero di aziende e posti di lavoro.

E ciò ha riavviato l’emergenza del ricorso irrefrenabile agli ammortizzatori sociali, dopo che lo stesso si era praticamente azzerato da almeno un triennio. Una situazione di estrema preoccupazione, specie nei mesi di marzo e aprile, anche per l’incertezza sui tempi dell’emergenza e sul come e quando poter ripartire, ed il rischio per le aziende votate all’export, che la concorrenza estera potesse carpire quote di mercato.

Poi l’impegno per l’avvio della “Fase 2”, dopo il lockdown, con la complessità delle misure da adottare per la ripartenza dell’attività lavorativa: pulizia, sanificazione, dispositivi di protezione, distanze sociali. Accanto a tutto questo abbiamo registrato tutte le ulteriori difficoltà per l’accesso alle misure finanziarie di sostegno, previste dai vari interventi governativi.

Strumenti finanziari indispensabili per garantire liquidità, per contenere gli effetti del calo del fatturato, tant’è che più della metà degli operatori ne ha fatto richiesta, ma dovendo scontrandosi con numerosi ostacoli nella
presentazione delle domande e nei tempi di risposta degli istituti di credito, rivelatisi troppo lunghi.

Resistere e mantenere i nervi saldi: è stato questo l’imperativo che ha accomunato i nostri piccoli e medi imprenditori. La maggioranza – come ha evidenziato l’indagine della Federlazio – è convinta che, nonostante tutto, si possa tornare alla normalità ed hanno ricominciato subito a lavorare con caparbietà. Anche le Associazioni imprenditoriali devono fare la loro parte.

La Federlazio già durante il lockdown si è attrezzata da subito per offrire quotidianamente supporto concreto alle aziende: un impegno grande che ha permesso alle nostre PMI di ricevere supporto immediato, ma anche la
possibilità di non sentirsi sole, rafforzando ancora di più la nostra struttura per non farci trovare impreparati su possibili nuovi scenari di chiusure generalizzate e consentire quindi agli imprenditori di contare sempre su una
guida per non perdere la giusta direzione.

Ma siamo di fronte ad una sfida troppo grande, che non può essere affrontata solo con l’impegno e la volontà del mondo produttivo. La prospettiva di una terza ondata ci spaventa.

Se le criticità riscontrate nel sistema dei trasporti pubblici dovessero perpetuarsi alla riapertura delle scuole; se continuasse a mancare la volontà politica di coinvolgere gli operatori del servizio privato, tutti i sacrifici, compresi
quelli imposti dall’ultimo DPCM, risulterebbero vani.

Noi abbiamo fatto la nostra parte ed ora auspichiamo che le istituzioni facciano altrettanto. Parliamo di quelle politiche e finanziarie dell’Unione Europea, senza le quali sarà difficile che l’Italia possa risollevarsi; ma anche del nostro Governo che deve dotare il Paese di una vera politica industriale, per programmare il percorso da qui ai prossimi anni”.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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