
VITERBO – Estate di magra, come la precedente, per il capoluogo della Tuscia. I due anni di Covid sì che hanno inciso ma anche una serie di altri fattori ci hanno messo del loro. Caffeina Festival, storica manifestazione tenuta in culla in quel di San Pellegrino, è “scappata” di casa.
“Non ci sono le condizioni”. Dicono così le anime storiche dell’organizzazione rimaste a cavallo di quello che è stato un vero e proprio drago dell’estate viterbese per tredici anni consecutivi. Non cercano polemica, non vogliono dichiarare nulla. A microfoni spenti però si confessano: “Non prendiamo in considerazione l’ipotesi di fare qualcosa, in questo momento per noi è semplicemente un posto che non esiste”.
Qualcosa faranno questa estate ma a Caprarola, luogo su cui stanno lavorando e su cui sono pronti a investire. Si tratterà di un’edizione a cavallo tra la fine di giugno e gli inizi di luglio, con nomi di primo piano. Ancora niente di ufficiale ma a breve tutto sarà reso pubblico.
Intanto dall’11 al 13, questo è già reso noto dalla comunicazione del Festival, torna la tappa di Pienza. Viterbo non avrà Caffeina e neanche una sua alternativa. Non è facile infatti immaginare una realtà di quella mole e con quelle caratteristiche. Sicuramente una situazione piena di criticità ma alla fine dei conti appare palese che la scelta sia stata quella di buttare l’acqua sporca ma anche il bambino.
Lo scorso anno tutto migrò a Santa Severa, quest’anno Caprarola. Il centro storico di Viterbo registra quindi un biennio senza un’identità forte nell’offerta culturale e d’intrattenimento. Sparito il Festival andate via anche le tante critiche e le contrapposizioni cittadine tra “guelfi” e “ghibellini”. Per dirla alla Tacito “fecero il deserto e lo chiamarono pace”.

















