Caffeina via da Viterbo finché ci sarà l'amministrazione Arena, edizione 2021 a Caprarola
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VITERBO – Estate di magra, come la precedente, per il capoluogo della Tuscia. I due anni di Covid sì che hanno inciso ma anche una serie di altri fattori ci hanno messo del loro. Caffeina Festival, storica manifestazione tenuta in culla in quel di San Pellegrino, è "scappata" di casa.

VITERBO – Estate di magra, come la precedente, per il capoluogo della Tuscia. I due anni di Covid sì che hanno inciso ma anche una serie di altri fattori ci hanno messo del loro. Caffeina Festival, storica manifestazione tenuta in culla in quel di San Pellegrino, è “scappata” di casa.

“Non ci sono le condizioni”. Dicono così le anime storiche dell’organizzazione rimaste a cavallo di quello che è stato un vero e proprio drago dell’estate viterbese per tredici anni consecutivi. Non cercano polemica, non vogliono dichiarare nulla. A microfoni spenti però si confessano: “Non prendiamo in considerazione l’ipotesi di fare qualcosa, in questo momento per noi è semplicemente un posto che non esiste”.

Qualcosa faranno questa estate ma a Caprarola, luogo su cui stanno lavorando e su cui sono pronti a investire. Si tratterà di un’edizione a cavallo tra la fine di giugno e gli inizi di luglio, con nomi di primo piano. Ancora niente di ufficiale ma a breve tutto sarà reso pubblico.

Intanto dall’11 al 13, questo è già reso noto dalla comunicazione del Festival, torna la tappa di Pienza. Viterbo non avrà Caffeina e neanche una sua alternativa. Non è facile infatti immaginare una realtà di quella mole e con quelle caratteristiche. Sicuramente una situazione piena di criticità ma alla fine dei conti appare palese che la scelta sia stata quella di buttare l’acqua sporca ma anche il bambino. 

Lo scorso anno tutto migrò a Santa Severa, quest’anno Caprarola. Il centro storico di Viterbo registra quindi un biennio senza un’identità forte nell’offerta culturale e d’intrattenimento. Sparito il Festival andate via anche le tante critiche e le contrapposizioni cittadine tra “guelfi” e “ghibellini”. Per dirla alla Tacito “fecero il deserto e lo chiamarono pace”. 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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