

VITERBO – “Il mio silenzio è un pozzo di tristezza”. Filippo Rossi si affida a queste otto parole. Niente di più. Caffeina-man, l’uomo che non le ha mai mandate a dire sceglie la strada del silenzio.
Quella che tutti gli uomini si trovano a percorrere quando la sconfitta che sentono sulla propria pelle è talmente pesante da rappresentare un tappo per tutto. Nel caso di Rossi la situazione è più particolare. Continuerà a guardare “correre” Caffeina ma non nel luogo dove l’aveva immaginata e sognata quasi quindici anni fa.
Il silenzio sembra la scelta dei più, forse perché si vuole coltivare la speranza che l’uscita di scena di Caffeina dal centro storico del capoluogo viterbese sia solo episodica. Legata a questo 2020 talmente surreale che potrebbe semplicemente essere un momento di passaggio per il ritorno alla normalità. Anche se i problemi restano profondi e chi è alla guida della città appare poco bendisposto verso l’iniziativa culturale in questione.

















