Caffeina Magazine: dalla secchezza vaginale ai piagnistei per salvare il Festival
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Il giornale Caffeina Magazine lancia l'appello per il salvataggio del Festival culturale Caffeina e dà uno spunto per distinguere cultura e trash.

Il giornale Caffeina Magazine lancia l’appello per il salvataggio del Festival culturale Caffeina e dà uno spunto per distinguere cultura e trash. Il magazine che su Facebook è un macina clic da far spavento, si contraddistingue per una linea editoriale molto variegata. Dalle fighe secche, ai cosi “che non stanno sull’attenti”, ai peggiori viral che girano sulla rete fino agli accordi con l’Iran per il nucleare e il salvataggio, appunto, del Festival. Insomma se è vero che “delle volte l’uomo si imbarazza perché il suo coso non risponde ai suoi comandi e non si mette sull’attenti”, come spiega il Magazine (qui, davvero) è anche vero che si può “parlare della stessa cosa anche per le donne che hanno la vagina non lubrificata… Cosa fare allora?”

Dunque cosa fare? Nel nome della misticanza si potrebbe passare a leggere l’articolo successivo, quello che chiede di salvare il Festival omonimo e che porta lo stesso logo del Magazine. “Mille soci che danno cento euro ciascuno in un anno. Meno di dieci euro al mese. È questa la sfida che lanciano da Caffeina per raggiungere la sicurezza di realizzare il festival 2016. Sarebbe la decima edizione e sarebbe davvero un peccato non farcela”. Nell’articolo di Caffeina Magazine, dove si parla sia in prima che in terza persona in merito al Festival, si racconta poi che con questa cifra, 100.000€ si raggiungerebbe solo “il 20 per cento di quello che serve alla kermesse estiva”. Caffeina insomma sarebbe un Festival da ben 500.000€.

Ora potremmo prendere spunto da ciò che scrive il giornale omonimo (che porta lo stesso nome e ha lo stesso logo, anche se edito da una realtà diversa e probabilmente gestito da persone diverse, chi lo sa?) e chiederci se il Festival e il Magazine viaggino o meno sulla stessa lunghezza d’onda e chiederci quindi quale sia la reale portata culturale di Caffeina (Festival) perché sarebbe bene evitare orrori ed investire soldi pubblici senza prima distinguere cosa sia cultura, cosa sia funzionale alla crescita della comunità viterbese e cosa sia trash oltre ogni limite.

 

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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