
VITERBO – Mai, quando ci si libera dell’acqua sporca, buttare via anche il bambino. Dovrebbe essere una regola di buonsenso generale ma che sembra non avere casa in quella landa del provincialismo più bieco che è diventata Viterbo. E i danni di questo atteggiamento si vedono tutti, oggi che il centro storico non ha un presente e si rischia un futuro ancora più miserabile.
Perché non basta un sindaco piuttosto che un altro a cambiare le cose. Le cose cambiano se il primo cittadino e i suoi si mettono in testa una cosa semplice: agire con metodo e capacità. Esistono dei modi, dei protocolli, per agire bene. Chi pratica un minimo il mercato, mastica di aziende e vive nel mondo reale queste cose le sa bene. Gli altri non le sanno e si muovono in un immaginario che è destinato a non portare a nessun risultato e a nulla di buono. Per se stessi e per gli altri.
Tutto questo pistolotto per mettere sul tavolo cittadino una questione che non riusciamo a digerire: la fine di Caffeina e la mancata nascita di almeno un altro festival di pari livello. Presi dalla boria, spesso dall’invidia e galvanizzati da un tema di quelli robusti nei Paesi a basso sviluppo (culturale ed economico) come quello “dei buffi” tutti ci siamo affrettati a seppellire un evento che comunque era riuscito a darsi una dimensione nazionale. Viterbo è stata per anni la città di Caffeina, prima che tutto finisse a “schifio”. Anche il Natale di quei tempi era riuscito a fare parlare di sé oltre le mura. Una roba che non si è più riusciti a replicare, come l’ultima edizione ha plasticamente dimostrato.
Ora Filippo Rossi può non essere l’uomo più simpatico della città. Possiamo persino essere d’accordo ma non riconoscergli la capacità e la visione di realizzare eventi importanti anche per la vita e la promozione di Viterbo è una posizione faziosa. E non ci fa paura di sostenerlo neanche sapere che quel meccanismo lì ha generato circa 800mila euro di debiti. Non ci fa paura perché siamo convinti che a non fare Caffeina la città abbia perso una cifra molto più importante e che anche 800mila euro a fronte di una città più viva e attraente siano tutto sommato una cifra piuttosto miserabile.
Una Viterbo senza Caffeina è una città che vale meno. E si badi, questo giornale è sostenitore di una pluralità di eventi (no dei finanziamenti a pioggia che puzzano di assistenzialismo nel migliore dei casi e di clientelismo in quelli peggiori). I fatti dicono altro. Il buco che l’uscita di scena di Caffeina ha determinato non è mai stato colmato. Nessuno, neppure tra i tanti maghi che hanno sempre criticato, è riuscito a fare un qualcosa di simile. E siamo d’accordo anche sul carattere nazionalpopolare e sul fatto che la cultura di una città debba essere anche altro. “Anche”, non solo altro però.
Palazzo dei Priori non ha saputo governare questa situazione, neanche ha mai riflettuto in maniera seria su quanto accaduto. Probabilmente tirano più le polemiche, gli “urli” di quanti hanno incitato al “cannoneggiamento”, i ghigni entusiasti di altri “soloni” della cultura e la voglia di fare pagare a Rossi e i suoi le ambizioni politiche coltivate a un certo punto.
Quel sistema è chiaramente morto ma quel “saper fare” va riconosciuto come prezioso e un Comune con metodo dovrebbe affrontare il tema. Anche perché un marchio esiste ancora e quella rete di relazioni, contatti, quella visione sarebbero oggi preziosi alla città. E’ stato buttato insieme all’acqua sporca anche il bambino. Un qualcosa di profondamente stolto che sta facendo danni al centro storico e si traduce in occasioni mancate per Viterbo. Anche perché un festival di quella dimensione, sostenuto a livello nazionale e regionale, diventerebbe un’occasione per portare soldi e lavoro sul territorio.
Se non si pensa in una dimensione alta si rimane piccoli e spesso si finisce per morire e fare morire tutto. I fatti, le ultime estati viterbesi e anche il Natale, sono la prova di quanto stiamo sostenendo. E non si butta il futuro per un buco di qualche centinaia di migliaia di euro o qualcosa di simile. Chi lo fa non ha la minima cultura finanziaria, del mercato e non ha mai neanche letto una delle tante biografie di persone e realtà di successo. Capirebbe che si perde tante volte prima di arrivare a un risultato importante e solo il porchettaro non fallisce perché scommette sul sicuro, almeno nel Viterbese e sempre che un panino sia sotto le tre euro altrimenti me lo porto da casa.


















