Caffeina Christmas Village, Rovelli saluta Viterbo: "Continueremo altrove"
Carlo Rovelli presidente Fondazione Caffeina Cultura (1)
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VITERBO - Caffeina Christmas Village, il bye bye al capoluogo della Tuscia è servito.

VITERBO – Caffeina Christmas Village, il bye bye al capoluogo della Tuscia è servito. Steso chiaro su una lettera aperta ai viterbesi  e scritta dal pugno di Carlo Rovelli. Il presidente di Fondazione Caffeina è diretto: “Ha vinto Fantaworld, ha perso Viterbo”.

“Ha vinto Fantaworld, ha perso Viterbo. In ogni caso non ci siamo arresi e continueremo a combattere le nostre battaglie culturali altrove – questo il testo della lettera -. In questi giorni in qualità di Presidente della Fondazione Caffeina Cultura sono stato fermato e contattato da tantissime persone che mi chiedono perché Caffeina Christmas Village andrà via da Viterbo; a loro, prima di tutti, devo una risposta.

Andiamo via per salvare la manifestazione, perché siamo stati sconfitti ma non ci siamo arresi a chi, un tempo nostro collaboratore, ha ritenuto di doverci coinvolgere in una assurda guerra fratricida tra due società in passato nostre appaltatrici di lavori; guerra che aveva ed ha l’unico fine di “bloccare le iniziative natalizie” fino a che non fossero risolte le loro private questioni civilistiche. Da ciò è scaturita una strumentale domanda fatta dalla Fantaworld solo il 30 luglio 2019, per organizzare il Christmas Village al posto di Caffeina che, come sempre, aveva già presentato domanda già da marzo con tutte le conseguenze del caso in termini di difesa dei nostri diritti.

Tale domanda ha portato il Comune di Viterbo all’impasse totale e alla decisione di fare un bando… ad oggi non ancora uscito. Una precisazione mi preme: non abbiamo chiesto al Comune nulla in più rispetto al passato e soprattutto per il Christmas Village Caffeina non ha mai ricevuto un euro di soldi pubblici ma anzi, ha sempre
pagato decine di migliaia di euro al comune tra suolo e tasse varie ogni anno.

Si è così generata quest’anno una situazione spiacevole da noi non voluta e che avrà come conseguenza un protrarsi e un allungamento dei tempi tali da non consentirci di progettare e sviluppare l’evento a Viterbo come negli anni passati. Ed è così che ho dovuto accettare come imprenditore e come viterbese di avere perso: la battaglia è stata vinta da chi aveva come obiettivo che le cose non fossero più come prima, quelli del tanto peggio tanto meglio. Tutto sulla pelle della nostra città. 

Non mi sono però arreso e non solo per me e per i soci della Fondazione ma anche e soprattutto per la grande responsabilità che fin dal mio insediamento, avvenuto solo un mese fa, ho avuto ben presente: pagare tutti i debiti pregressi contratti con le tante persone, molti anche amici, che ci hanno aiutato prestando il loro lavoro e i loro servizi. Ed è per questo che mi hanno costretto a prendere la decisione imprenditoriale di lasciare la mia città, la nostra città, la città di Caffeina (per me è la seconda volta, lo avevo già fatto quando ho iniziato le mie attività di impresa) decidendo di nuovo di “andare a cercare fortuna altrove”, esportando quella manifestazione e quelle capacità di cui Caffeina è portatrice e che tutti a Viterbo conoscono e riconoscono.

La fortuna, gli incassi, il successo che sicuramente otterremo lontano dai veleni del capoluogo ci consentirà di pagare il dovuto ai creditori ancora rimasti e, soprattutto, di salvare la Fondazione e il suo patrimonio che, prima che economico, è sociale e culturale. Nessuna vendetta, nessun rancore, solo tanta voglia di lavorare e di tornare presto a casa, magari a partire da un grande festival estivo 2020 rinnovato e ingrandito.

Per il momento un arrivederci a presto, con l’invito a visitare il Caffeina Christmas Village che quest’anno sarà un po’ più lontano geograficamente ma molto più vicino al cuore di Viterbo, che fra l’altro non abbandoneremo e per il quale stiamo comunque già studiando nuove e diverse iniziative, anche per questo Natale”.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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