Caffeina 2020, storia del festival che Viterbo ha perso. Bisognerebbe listare a lutto le bandiere del Comune
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VITERBO - Quello che abbiamo davanti rischia di essere un tassello in più che Viterbo va a perdere. Il danno non è da poco e per il sindaco Arena non deve essere facile passare alla storia come il sindaco che dovette assistere alla scomparsa di un festival viterbese così importante

VITERBO – Viterbo perde una sua creatura. E’ un giorno triste per il capoluogo della Tuscia. Il telegramma di notifica è tutto in calce al comunicato che gli organizzatori hanno inviato in queste ore nelle redazioni dei giornali locali: “La quattordicesima edizione di Caffeina Festival si terrà al castello di Santa Severa”.

Si potrebbe chiuderla qui. La notizia, per quello che interessa Viterbo. è data. Dal primo luglio al 30 agosto il Festival nato a San Pellegrino avverrà altrove. Nel centro storico probabilmente ci sarà altro ma non Caffeina. Quantomeno non lo storico Festival a cui tutti erano abituati. Perdiamo un brand, viene meno uno spirito e un’energia che ha contribuito a mettere in moto pensieri e a sprovincializzare la città.

Una sconfitta viterbese, di quelle brutte. Ancora peggio però sarebbe fare finta di nulla e fare scivolare via il fatto. Così come si fa con le cose di poco conto. Perdere una realtà come Caffeina non è affare da poco. Pensate se a Mantova venisse meno il Festival della Letteratura per spostarsi a Piacenza. Giusto, è vero, è una prospettiva non contemplabile. A Mantova non lo permetterebbero mai. 

Quello che abbiamo davanti rischia di essere un tassello in più che Viterbo va a perdere. Il danno non è da poco e per il sindaco Arena non deve essere facile passare alla storia come il sindaco che dovette assistere alla scomparsa di un festival viterbese così importante. Probabilmente gli ideatori e organizzatori hanno commesso tanti errori in quasi tre lustri. Magari hanno sbagliato tempi, modi, atteggiamenti e investimenti. Ci sta tutto ma l’idea e il meccanismo che hanno messo al mondo quello è un valore che bisognava tutelare in ogni modo. Perché Caffeina aveva raggiunto una dimensione, una notorietà e una capacità iconica che non può essere considerata una realtà privata ma un patrimonio pubblico. Anche perché sono stati investiti sulla sua crescita tanti soldi pubblici, molti dei viterbesi. 

Ore i frutti importanti di quegli investimenti sono lasciati andare via altrove. Se si volesse essere seri e realisti bisognerebbe avere il volto scuro e listare le bandiere del Comune a lutto. Se solo si volesse essere seri. 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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