'Caduta matti', ecco il nuovo libro di Emanuele Ricucci
COPERTINA FRONTE
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ROMA - Alla fine delle pagine direte: “Ma cosa ho appena letto?!”. Nel surreale quotidiano, l’arte si fa necessità, nella missione di dare fuoco alle botteghe dei piccoli pittori della normalità, di una routine massacrante e sconsiderata, del compito per casa.

ROMA – Alla fine delle pagine direte: “Ma cosa ho appena letto?!”. Nel surreale quotidiano, l’arte si fa necessità, nella missione di dare fuoco alle botteghe dei piccoli pittori della normalità, di una routine massacrante e sconsiderata, del compito per casa.

Non un saggio, non un pamphlet, non un romanzo, né una lagna impegnata. “Caduta Matti. Racconti e mostri della follia contemporanea” (edizioni Passaggio al Bosco) è un’ora e mezza di puro delirio in cui non si salva nessuno. Nemmeno l’autore. Un viaggio in satira e nel non sense più acuto che, però, un senso ce l’ha davvero: quello della realtà. Tra reale e surreale, ovvero la cronaca degli uomini, dell’arte, della politica, delle leggi, della televisione, dell’ideologia, del sesso, dei nostri giorni.

Da destra, a sinistra, passando per la virtualità, la mediocrità al potere, la gratificazione istantanea, la morte dei ruoli e della lingua italiana, la globalità esasperata. Il nuovo libro di Emanuele Ricucci – scrittore, autore per la Cultura di Libero e assistente di Vittorio Sgarbi – è un delirio di libertà politicamente scorretta che irrompe sulla scena dell’editoria. In ogni senso.

Una critica ferocissima e scorrettissima a questo nostro presente. Uno stato di ebbrezza culturale, linguistica, in cui la razionalità non esiste e il messaggio si compone in maniera totalmente inattesa. Ottanta pagine di lucida follia che nella distruzione compongono una piccola opera d’arte. Favole per adulti, racconti, aneddoti tra le pagine, evocando Sciascia e
Cortazàr. Il testo si fa grafica, la punteggiatura si fa da parte, il senso si perde e si ritrova continuamente. Uno shock, uno schiaffo in faccia alla stupidità, a chi ci vuole rendere schiavi, ai romanzieri impegnati, alla miseria, ai corrotti, agli atti dimostrativi, agli esercizi di stile. Alla miseria degli uomini di oggi.

Ricucci compone, con quest’ultimo lavoro, la trilogia degli uomini folla e degli uomini sovrani iniziata con i due pamphlet “Torniamo uomini. Contro chi ci vuole schiavi di noi stessi”, uscito con Il Giornale nel 2017, e “Contro la folla. Il tempo degli uomini sovrani”, con una potente critica di Vittorio Sgarbi, che giunge, ora, alla sua fase più acuta con “Caduta Matti”. La battaglia più impegnativa e urgente, la priorità, per l’autore, rimane la stessa, quella contro l’auto annullamento degli uomini.

Emanuele Ricucci è nato a Roma il 23 aprile 1987. Assistente per la comunicazione di Vittorio Sgarbi e collaboratore per la comunicazione del Gruppo Misto Camera dei deputati. Scrive di cultura per Libero Quotidiano, per Il Giornale, sul suo blog Contraerea su ilgiornale.it, e per il mensile CulturaIdentità. Ha scritto, tra gli altri, per Il Tempo e Candido, mensile di satira fondato nel 1945 da Giovannino Guareschi. È autore di satira ed è stato caporedattore de “Il Giornale OFF”, approfondimento culturale del sabato de “Il Giornale”, e nello staff dei collaboratori “tecnici” di Marcello Veneziani. Ha scritto sette libri, di cui tre pubblicati da Il Giornale, tra cui “Contro la folla. Il tempo degli uomini sovrani” (con la prefazione di Vittorio Sgarbi).

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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