
VITERBO – Lontani i tempi del golden boy Giulio Marini e di quella galassia di centrodestra che ha davvero dominato il Viterbese. La caduta di Giovanni Arena segna la fine di un’era. La modalità in cui è avvenuta è traumatica e destinata a lasciare il segno. Quelli che sono stati “compagni” politici per una vita hanno preso a spararsi addosso in maniera fatale. Arena che cade è la rappresentazione plastica della caduta di una generazione e di un dominio politico.
La firma di Gianmaria Santucci, quella di Luigi Buzzi e del gruppo che trova riferimento in Mauro Rotelli fanno riflettere. Per trent’anni la politica a Viterbo e nella Tuscia l’hanno scritta loro. Non in esclusiva certo ma in buona parte. Gli errori sono stati tanti, innescando una catena. Di fatto nella Tuscia sembra essere in atto un esperimento politico non autorizzato dai vertici nazionali. O qualcosa di molto simile.
Certo è che nessuno poteva immaginare che alla fine i consiglieri sarebbero andati dal notaio. Nella giornata di oggi sono state centinaia le telefonate che si sono rincorse. Tanti gli scettici che davvero alle 20 ci sarebbe stato un epilogo di caduta con due anni d’anticipo per l’amministrazione Arena. Complicato capire cosa accadrà adesso, se altri comuni vivranno gli scossoni del capoluogo. Rimane difficile comunque immaginare che ad aprile il centrodestra classico possa presentarsi compatto alle urne. E i compagni politici di una vita saranno “l’un contro l’altro armati”.


















