Cade Arena per mano dei suoi, finisce un'era politica
giulio marini
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VITERBO - Lontani i tempi del golden boy Giulio Marini e di quella galassia di centrodestra che ha davvero dominato il Viterbese. La caduta di Giovanni Arena segna la fine di un'era.

VITERBO – Lontani i tempi del golden boy Giulio Marini e di quella galassia di centrodestra che ha davvero dominato il Viterbese. La caduta di Giovanni Arena segna la fine di un’era. La modalità in cui è avvenuta è traumatica e destinata a lasciare il segno. Quelli che sono stati “compagni” politici per una vita hanno preso a spararsi addosso in maniera fatale. Arena che cade è la rappresentazione plastica della caduta di una generazione e di un dominio politico. 

La firma di Gianmaria Santucci, quella di Luigi Buzzi e del gruppo che trova riferimento in Mauro Rotelli fanno riflettere. Per trent’anni la politica a Viterbo e nella Tuscia l’hanno scritta loro. Non in esclusiva certo ma in buona parte. Gli errori sono stati tanti, innescando una catena. Di fatto nella Tuscia sembra essere in atto un esperimento politico non autorizzato dai vertici nazionali. O qualcosa di molto simile. 

Certo è che nessuno poteva immaginare che alla fine i consiglieri sarebbero andati dal notaio. Nella giornata di oggi sono state centinaia le telefonate che si sono rincorse. Tanti gli scettici che davvero alle 20 ci sarebbe stato un epilogo di caduta con due anni d’anticipo per l’amministrazione Arena. Complicato capire cosa accadrà adesso, se altri comuni vivranno gli scossoni del capoluogo. Rimane difficile comunque immaginare che ad aprile il centrodestra classico possa presentarsi compatto alle urne. E i compagni politici di una vita saranno “l’un contro l’altro armati”. 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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